NAZISMO E FILOSOFIA (Heidegger & Sons)

“Povera e nuda vai Filosofia – dice la turba al vil guadagno intesa”. Trasferita dal ‘300 del Petrarca al terzo millennio dei big data e dei tweet, la turba appare agitata da opinion maker, non pochi, che la vedrebbero anche morta la filosofia. In fondo, a che serve? A niente, certo, se si rinuncia al bisogno di sapere come, quando, perché e da dove una certa idea si è infilata nella nostra testa. Poi, aprendo un libro, emerge la traccia che quell’idea ha lasciato attraverso un percorso tortuoso nella storia del pensiero, la filosofia riappare, d’un colpo, nelle armi, nelle battaglie, nelle stragi, nei genocidi e ciò che sembrava una specie di lontana epidemia della storia, sconfitta e racchiusa nel passato, si mostra come una virulenza ancora contagiosa. image
Leggendo “Heidegger & Sons” la sensazione è quella di trovarsi di fronte ad una guerriera che combatte nel campo della teoretica con le più efficaci e taglienti armi della ragione. Attaccata dai quattro punti cardinali per il solo fatto di essere stata la prima a scriverne, analizzando i Quaderni Neri di Heidegger, Donatella Di Cesare non si preoccupa di difendersi. imageLe basta mettere ogni attaccante di fronte alle sue stesse affermazioni, scagliate con quella facilità con cui si lanciano le pietre, le basta costringerlo ad osservarsi riflesso nel grande quadro delle eredità filosofiche e non più, non solo, nel frammento di specchio del suo individuale pensiero. Ogni attaccante, uno per volta. In un ambiente ‘sensibile’ alle rivalità accademiche, dove una scomunica magari vale una cattedra, ci vuole coraggio a scrivere: “Che cosa unisce filosofi come Jacques Derrida, Reiner Schürmann (e la sua eredità alla New School), Ernesto Laclau, Jean-Luc Nancy, Claude Lefort, Gianni Vattimo, Giorgio Agamben, Roberto Esposito, Judith Butler, per menzionarne solo alcuni? In che modo emerge, nella loro riflessione l’enorme influsso esercitato da Heidegger, pur se con esiti disparati?” (Heidegger & Sons, pg 97). Forse una pausa è necessaria, prima di decidere se entrare in libreria e comprare Heidegger & Sons. Bisogna stabilire cosa può fare chi non conosce Derrida e Vattimo, chi non ha letto Husserl e Heidegger e di Kant e Hegel ricorda a malapena le lezioni al liceo. Ebbene, può comunque addentrarsi nel libro, magari risalendone a tratti la corrente in alcune pagine e lasciandosi trascinare in altre. Prima o poi andrà a sbattere su qualche pensiero sedimentato nella sua testa. Basti ricordare che all’elenco bisogna aggiungere Herbert Marcuse, ex allievo di Heidegger, mito del ’68, leggendario ispiratore della rivolta mondiale di una generazione. Quella generazione che a sinistra ha piazzato, in vario modo, molti dei suoi al potere, politico, accademico o economico che sia. imageHeidegger divide la sinistra, avverte Donatella Di Cesare. Di fronte alle reazioni dei marxisti patentati, detentori del verbo, verrebbe da dire che Heidegger piuttosto la spacca col suo “…rimprovero al comunismo: aver annunciato l’emancipazione del proletariato, non portando altro che il ‘progresso’ della tecnica -per una via diversa da quella del liberalismo. Il rimprovero non potrebbe essere più grave. Non solo perché smaschera l’anticapitalismo come ‘capitalismo di stato’, ma perché punta l’indice contro la schiavizzazione sottile, la ‘mobilitazione totale’, la uniformazione.” (Heidegger & Sons, pg 106)
C’è un’eredità di Heidegger. Ma il problema è che la pubblicazione dei Quaderni Neri ha fatto saltare gli schemi attraverso i quali Heidegger è stato fin qui interpretato, spiega Donatella Di Cesare. imageC’è anche un “problema nel problema”: questa pubblicazione è stata programmata dallo stesso Heidegger con una straordinaria abilità. Finché era in vita, non stupiva la sua conoscenza della comunicazione globale. Ma riuscire, 39 anni dopo la sua morte, a far scoppiare una bomba mediatica che ha coinvolto intere pagine dei più prestigiosi quotidiani, ha sorpreso tutti e per primi i filosofi. Se è stato un grande filosofo, non è stato nazista; se è stato nazista, non è stato un grande filosofo: scordatevelo, aveva avvertito Donatella Di Cesare nel suo precedente lavoro Heidegger e gli ebrei (da leggere, assieme ad Heidegger &Sons). imageFa impressione, e non solo a chi ha studiato teoretica, accostare filosofia e nazismo. Eppure è così: Heidegger è un grande filosofo, Heidegger è nazista. Esiste una filosofia nazista e bisogna farci i conti anche a livello divulgativo prima che sia davvero troppo tardi. Non possiamo continuare a far uscire i ragazzi dalle scuole senza che sappiano riconoscere il nazismo. Dovunque lo incontrino. Con tutto ciò che ne consegue. I rottamatori attaccano: meglio rottamare Heidegger ed espellerlo. Da dove? Dalla storia? Dalle aule? Dalle biblioteche? Per i rottamatori l’adesione di Heidegger al nazismo sarebbe il suo “errore triviale” e non varrebbe la pena di rifletterci sopra filosoficamente. Risponde Donatella Di Cesare che così facendo finiamo solo per creare “un potente alibi per evitare un’approfondita riflessione politica e filosofica sul nazismo.” (Heidegger & Sons pg 48). A livello divulgativo, dai manuali scolastici al cinema di Hollywood, l’alibi appare ancora più chiaramente: una banda di criminali è andata al potere, ha sconvolto il mondo, ha organizzato il genocidio perfetto, è stata sconfitta grazie al sacrificio di molti, la storia ha chiuso il cerchio ed ora è li, nel passato, a disposizione degli storici, degli sceneggiatori, dei registi. Poi arrivano i Quaderni Neri, si scopre Heidegger come filosofo del nazismo e si deve riaprire quel cerchio lontano, magari rischiando di scoprire che il nonno non è stato poi davvero “costretto” a prendere la tessera del partito nazionalsocialista. Cancellando Heidegger non cancelliamo solo l’autore di Essere e Tempo: “Così diventa molto più facile cancellare con un colpo di spugna non solo Heidegger, ma anche il passato recente che pesa sempre di più: la fine dell’ebraismo tedesco, le leggi di Norimberga, la Shoah.” (Heidegger & Sons, pg 47) image
Scrivere di filosofia teoretica su un quotidiano, sia pure nelle pagine culturali del Corriere della Sera, come fa Donatella Di Cesare, non è un impresa semplice. Non si può ‘cambiare’ il linguaggio, non c’è sufficiente spazio per spiegare ogni termine adoperato, non si può rinunciare alla divulgazione. Quando la filosofa ha definito ‘antisemitismo metafisico’ il nazismo di Heidegger, gli attacchi sono diventati violenti. Si può discutere, anche su una critica violenta, ci si può confrontare, certo, ma facendo salve due premesse.
La prima: “Va molto di moda parlare, o addirittura scrivere, di libri non letti. Si presume, grazie al titolo, e a un paio di pagine sfogliate, di conoscere già l’argomento, di sapere quello che l’autore sostiene, o di poterlo immaginare. Basta qualche accortezza e un po’ di intuito.” (Heidegger & Sons pg 40-41)
La seconda: “Esiste, però, ancora un’altra forma -forse la più pericolosa- di disonestà intellettuale, che consiste nell’attribuire a un autore quello che non ha mai detto. Questo modo di procedere, frequente purtroppo nel discorso filosofico, può consistere anche nel citare stravolgendo del tutto i pensieri dell’autore. Ed è possibile persino arrivare a fargli dire esattamente il contrario di quello che sostiene.” (Heidegger & Sons, pg 41-42)  image
L’aggettivo metafisico, adoperato per definire le dimensioni reali dell’antisemitismo di Heidegger, non ne riduce affatto la gravità ma lo lega ad una lunga scia di filosofi, almeno a partire da Kant. È meglio esser precisi con le citazioni per evitare che anche questa recensione venga triturata dalla rete e riutilizzata per altri fini: “Credo che sia un errore banalizzare l’antisemitismo di Heidegger. Per qualificarlo ho scelto perciò, nel mio libro, l’aggettivo ‘metafisico’. Chi non ha letto il libro, chi non ha saputo, potuto o voluto leggere -quattro possibilità spesso indiscernibili, come ha osservato una volta Derrida- ha immaginato una sublimazione del fenomeno. Si tratta del contrario. L’aggettivo ‘metafisico’ non mitiga l’antisemitismo, bensì ne indica la gravità abissale – ma anche l’estensione.” (Heidegger & Sons, pg 83)  image
Mentre su questo fronte i toni diventavano violenti fino alle minacce personali, sul fronte diametralmente opposto si riorganizzavano le fila tra quanti non accettavano interventi sull’eredità del filosofo tedesco e partivano nuovi, diversi attacchi: “<Come osate mettere in gioco Heidegger per pochi passi antisemiti?> Questo non-detto, che la maggior parte degli orfani risentiti non ha avuto l’ardire di articolare, forse per non infrangere il ‘politicamente corretto’, è stato invece espresso dai pochi loquaci. Non sono mancati i toni violenti, talvolta persino le denigrazioni e gli insulti.” (Heidegger & Sons, pg 27)
Leggendo le pagine di Donatella di Cesare si ha la sensazione che da questo libro per gemmazione possano nascerne altri. Nelle mani della filosofa, potrebbero presto germogliare.
Filosofia tra giornalismo e pubblicità, ad esempio, dato che Heidegger traccia una fenomenologia del giornalista:”….nel quale vede l’epigono dello storicismo, il <moderno storico> che deve recensire talmente tanti libri, e scriverne a sua volta altrettanti, che non può rischiare, fermandosi a riflettere, di mandare a monte tutta la sua impresa.” (Heidegger &Sons, pg 82). Non c’è solo l’antisemitismo di Heidegger da affrontare ma anche la sua visione dei mass media: “Il giornalismo, che è ‘l’organizzazione tecnica della pubblicità’, consente la ‘vertigine della democrazia’ infondendo nelle masse l’illusione di poter decidere e governare. In tal senso i giornalisti sono ‘gli sbirri della pubblicità e come sbirri sono i funzionari del potere’.” (Heidegger & Sons, pg 82). Heidegger non ha conosciuto la nascita, lo splendore e il declino del talk show televisivo, ma la sua analisi, nata dalla stessa teoretica che ha dato gravità all’antisemitismo, sembra parlare di ciò che arriva oggi nelle case attraverso gli schermi: “Nella dittatura della totalità, dove gli opinion maker sono sportivi e cantanti, non c’è posto, né soprattutto tempo, per il pensiero. Il ‘letterato’ della pubblicità fa credere al suo pubblico di aver a lungo riflettuto su quel che scrive, in modo che, leggendo i suoi articoli, il pubblico si convinca di ‘pensare’; ma il letterato, a ben guardare, non ha fatto altro che utilizzare il ‘pre-pensato’ della pubblicità, in un circolo che si reitera consolidandosi.” (Heidegger & Sons, pg 82)  image
Ancora un altro libro potrebbe nascere per gemmazione: quello sul rapporto, mancato, tra le donne e la filosofia: “Non sapremo mai come sarebbe stata la filosofia, e la sua storia, se dal suo esordio ne avessero fatto parte le donne. Non è stato così. Il soggetto neutro, protagonista delle vicende del pensiero, è stato l’essere umano di sesso maschile, l’ego che ha parlato di sé, pretendendo di parlare anche per l’altro, per il suo alter ego, per il soggetto assente, il maschio mancato. Come altrove, e più che altrove, l’androcentrismo ha dominato indisturbato per secoli la filosofia.” (Heidegger & Sons, 62)
Convincere una persona ad entrare in libreria, o in un sito, scegliere un libro, andare alla cassa e pagarlo, è impresa sempre più faticosa. A chi chiede se Heidegger & Sons è un libro difficile non resta che rispondere onestamente sì, lo è, non tutte le pagine sono per tutti. Tuttavia tutti possono affrontare questa lettura ed un risultato lo otterranno: quello di intuire, almeno intuire, dove e come la filosofia sta attraversando la nostra vita e perché non possiamo farne a meno.

Il fronte sotto casa

C’è un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra? Lo chiedeva Albert Einstein a Sigmund Freud, in una lettera il 30 luglio del 1932. imageL’anno dopo andava al potere Hitler. Non c’era un modo. imageForse un c’era un percorso, suggeriva Freud ma con l’avvertenza che la via della pace non può essere un mulino che macina “talmente adagio che la gente muore di fame prima di ricevere la farina”. Gandhi percorse con successo quella via. Il metodo della “non-violenza”, però, funziona solo se l’avversario è uno stato democratico obbligato a rispettare i diritti umani anche quando esercita il monopolio della violenza.image Non funziona con i tagliagole. “The management of savagery”, “la gestione della ferocia”, è un manuale di 248 pagine in cui Da’esh, il cosiddetto “stato islamico”, spiega come decapitare col coltello, come bruciare vivi i prigionieri, come usare la brutalità per spingere le democrazie occidentali alla guerra. È una trappola, insanguinata ma fin troppo evidente. imageEppure è guerra contro Da’esh. Di una guerra si sa con certezza quando e come inizia. Chi dice di sapere quando e come finirà è un millantatore. Questa guerra non terminerà nel modo tradizionale, con la sconfitta di una parte, un armistizio e la firma di un trattato di resa. Qualcuno, allora, potrebbe ipotizzare di bombardare i terroristi fino ad ucciderli tutti. Ammesso che sia possibile, e non lo è, neppure questo sarebbe la fine della guerra. Resterebbe aperto un problema che appare ad un tempo come un paradosso: migliaia di musulmani migrano dall’Africa e dal medio oriente e rischiano la vita attraversando il deserto e il mare; contemporaneamente alcune migliaia di ragazzi, figli dei migranti di vent’anni fa, compiono il percorso inverso abbandonando l’Europa, il relativo benessere, la libertà, e vanno a rischiare la vita combattendo per Da’esh. Sono i “foreign fighters”, i combattenti stranieri. imageCirca 15.000 con Da’esh, alcuni anche cattolici o non credenti convertiti all’Islam al momento dell’arruolamento. Molti sono rientrati in Europa, forse ben 3000. Difficile dire quanti di loro sono pentiti e quanti invece sono cellule pronte per attacchi terroristici. Recenti studi hanno elaborato l’indice di radicalizzazione jihadista, mettendo in rapporto la popolazione musulmana sunnita di uno Stato col numero di foreign fighters partiti da quello Stato. Ebbene, l’indice dell’Arabia Saudita è 97, l’indice della Finlandia è 1750. L’indice della Libia è 97, quello della Danimarca è 434, quello della Svezia 418, quello della Francia 254. L’Italia ha un indice apparentemente basso, 36. Forse non è per un particolare merito ma solo perché i ragazzi islamici nati nel nostro paese sono relativamente pochi. Resta il fatto che i “foreign fighters” rappresentano un problema generato e sviluppato in Europa. imageDa’esh riesce a far breccia nei loro cuori grazie a una propaganda che adopera tecniche nuove, linguaggi professionali, registi capaci di sfruttare al meglio luoghi e simboli. Dunque se questa è una guerra, prima ancora dei piloti servono registi, giornalisti, scrittori, comunicatori capaci di sviluppare una narrativa che raggiunga i cuori di questi ragazzi europei. “Tutto ciò che provoca solidarietà…-scriveva Freud ad Einstein- Tutto ciò che promuove l’evoluzione civile lavora anche contro la guerra”. Se siamo in guerra, allora questa volta sono chiamati al fronte anche quelli che sanno adoperare gli strumenti del dialogo. Il fronte è sotto casa, al massimo nel quartiere vicino. Si tratta di impedire che in Europa continui la gemmazione di estremisti radicali che diventano foreign figters. Tutto ciò che fa sorgere legami emotivi tra gli uomini deve agire contro la guerra, sosteneva Freud nella risposta ad Einstein, con un’avvertenza: “La religione dice la stessa cosa: ama il prossimo tuo come te stesso.”

MAN HU? – COSA E’?

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Capitolo 10
MAN HÛ?
COSA È?

IMG_9521Grafica e voce speaker: Esodo 16, 11-16

Quando lo strato di rugiada svanì,
ecco, sulla superficie del deserto
c’era una cosa fine e granulosa,
minuta come è la brina sulla terra.
Gli Israeliti la videro
e si dissero l’un l’altro: ‘Che cos’è?’,
perché non sapevano cosa fosse.
Mosè disse loro:
‘È il pane che il Signore
vi ha dato in cibo.
Ecco che cosa comanda il Signore:
‘Raccoglietene quanto
ciascuno può mangiarne,
un omer a testa,
secondo il numero delle persone
che sono con voi.
Ne prenderete ciascuno
per quelli della propria tenda.’

IMG_9601Roberto (fc):
Manna: ognuno ne deve raccogliere solo quanto può mangiarne.
Dice la Bibbia, non più di un omer a testa. Si tratta comunque di una porzione generosa: un omer è antica unità di peso che corrisponde ad un chilo e trecento grammi.
La manna: misteriosa ma abbondante.

IMG_8294Don Ciucci
“E’ qualcosa che proprio per il suo essere misteriosa, chiede di affidarsi. Tu non sai cos’è questa cosa ma questo è il dono che Dio ti fa. Fidati di lui. Di più ancora. Un’altra regola che Dio impone…quando esce la manna Dio dice al suo popolo: prendetene quello che vi serve per la giornata. Punto. ….

IMG_8049Moshe Basson
“L’arca dell’alleanza conteneva le tavole della legge con i dieci comandamenti dati a Mosè e poi una piccola ampolla, probabilmente di vetro, con dentro della manna. E questo per ricordare la manna e per comprendere che nulla in questo mondo è la vera manna, malgrado molti abbiano tentato di identificarla con questo o quel fenomeno naturale.

Don Ciucci
La manna è un cibo che noi non conosciamo, quella che chiamiamo manna è questa cosa siciliana che è un buon dolcificante profumato, ma in realtà è un cibo che dice una presenza fedele e custodente di Dio per il suo popolo e che chiede in cambio la fiducia: fidati di me e vedrai che non ti mancherà mai il cibo.”IMG_8232

————-effetti sonori parco delle Madonie, forte ronzio di cicale
————-immagini: Gelardi incide i frassini, cola la manna

grafica:
Parco delle Madonie, Sicilia

grafica:
Giulio Gelardi, produttore di manna
Parco delle Madonie, Sicilia
“la manna è la linfa del frassino. Io faccio delle incisioni alla pianta e da queste incisioni mi cola il succo che man mano che scende comincia a cristallizzare e si trasforma in manna.
………
La manna è dolcissima, è un dolce ma è anche un sale minerale. Ricchissima di sale.”
…………
“La goccia che esce ci fa ricordare in qualche modo il dono del cielo. Ci fa ricordare la manna biblica. Nella Bibbia la manna cade dal cielo nel deserto per ben 40 anni. Ha delle particolarità per cui non esiste prodotto che possa essere paragonato a quello che descrive la Bibbia. “

IMG_8484Moshe Basson
“Io sono in grado di parlare di tutti gli ingredienti che esistono nella mia cucina o che sono presenti nella flora di Israele e di collegarne l’esistenza alle parole della sacre scritture, alla Bibbia insomma. Posso spiegare esattamente per quale ragione la Bibbia ne parla. Per ogni ingrediente io sono in grado di fare questo, ma non per la manna.”

Giulio Gelardi
“Ma la cosa importantissima di quello che descrive la Bibbia sono i comandamenti legati alla manna. Comandamenti che sono stati negati e nascosti. Uno: il sabato non si raccoglie. Obbligo del giorno di riposo. L’altro obbligo: si può raccogliere della manna solo quanto basta. Quella che si raccoglie in più fa i vermi. Non si può tesaurizzare.

IMG_9204Moshe Basson
“Ci si chiede come faceva un ricco nel deserto a invitare un povero alla sua tavola se per tutti c’era la stessa manna? Il fatto è che la manna non era solo manna, era quello che ciascuno pensava di mangiare o avrebbe voluto mangiare. Così il ricco poteva dire di stare offrendo un intero bufalo. Quando uno chef cucina o quando chiunque cucina, anche una madre per la sua famiglia, può servirsi di ingredienti molto semplici e acconciarli in modo tale che diventino come la manna.”

IMG_8553Roberto: (da Gerusalemme)
NELLA BIBBIA È UN DONO, UN SEGNO DELL’AMORE PATERNO DI DIO. PER I CRISTIANI, GIOVANNI L’EVANGELISTA NE FA IL SIMBOLO DELL’EUCARESTIA.

Grafica e voce speaker: Vangelo di Giovanni 6, 30-33

Allora gli dissero:
«Quale segno tu compi
perché vediamo e ti crediamo?
Quale opera fai?
I nostri padri hanno mangiato
la manna nel deserto,
come sta scritto:
Diede loro da mangiare
un pane dal cielo».
Rispose loro Gesù:
«In verità, in verità io vi dico:
non è Mosè che vi ha dato
il pane dal cielo,
ma è il Padre mio
che vi dà il pane dal cielo,
quello vero.
Infatti il pane di Dio è colui
che discende dal cielo
e dà la vita al mondo».

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Roberto: (da Gerusalemme)
SECONDO I DATI DIFFUSI DALLA FAO, OGGI NEL MONDO CI SONO 162 MILIONI DI BAMBINI RACHITICI, OVVERO BAMBINI CHE NON HANNO UN ACCESSO ADEGUATO AL CIBO.
……..
DOBBIAMO RICORDARE QUANTO PROCLAMA LA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO:

Voce Roberto + grafica :
Tutti gli esseri umani hanno diritto
ad avere cibo che sia disponibile
in quantità sufficiente,
adeguato da un punto di vista
nutrizionale e culturale
e che sia fisicamente
ed economicamente accessibile.

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Don Pagazzi
“ Il dar da mangiare, il ricevere da mangiare, il bisogno e l’alimentazione, è la grammatica elementare di ogni tipo di relazione. Anche di quella relazione delicata e necessaria che è il dialogo tra le religioni.

Don Ciucci
“Ben vengano, ma davvero ben vengano tutte le occasioni in cui possiamo sederci a tavola e condividere, ma davvero condividere qualcosa della nostra storia e dei nostri beni con chi è diverso da noi, con chi dobbiamo scoprire nel bene che porta e non soltanto nella fatica che ci consegna, vigilando che questa cosa sia fatta con intelligenza, con sapienza, con affetto, con passione, come la farebbe Gesù. “

Don Pagazzi
Il cibo richiede disciplina, perché se invito a casa qualcuno, devo sapere che cosa mangia, che cosa gli piace mangiare, cosa non gli piace, cosa può e cosa non può e non deve mangiare. Credo che davvero il cibo sia un contesto, un ambiente, dove questo dialogo può avvenire.

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Credits di coda

Musiche:
Giuseppina Torre
The Idan Raichel Project
Coro di Bitti

Si ringraziano:
– Ministero del Turismo Israeliano
-Angela Polacco
-Marina Ortona per le fotografie

…….
……..

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IL SALE DELLA TERRA (Come manna dal cielo – capitolo 9)

Condividere il pane. Condividere il sale. Alla stessa tavola. Quanto sale si dovrà consumare, tutti assieme, per imparare a rispettarci? 

(le foto sono di Marina Ortona)

 

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Capitolo 9
IL SALE DELLA TERRA

Grafica e voce speaker: Bibbia, Giobbe 6, 6-8

Si mangia forse un cibo
insipido senza sale?,
o c’è qualche gusto
nel chiaro d’uovo?
La mia anima rifiuta
di toccare simili cose,
esse sono per me
come un cibo ripugnante.
Oh, potessi avere
ciò che chiedo,
e Dio mi concedesse
ciò che spero!

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Roberto (fc)
Nella storia si sono combattute molte guerre per il sale. Il sale era prezioso. Dove scarseggiava i soldati romani ne ricevevano un po’ come paga. Ancora oggi chiamiamo salario la paga
Il sale conserva i cibi e aggiunge loro sapore.
Anche il sale è un simbolo.
Un simbolo etico.

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Grafica e voce speaker: Vangelo di Matteo 5,13

Voi siete il sale della terra;
ma se il sale perde sapore,
con che cosa lo si renderà salato?
A null’altro serve
che ad essere gettato via
e calpestato dalla gente.

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Don Pagazzi
“Innanzi tutto il sale è uno dei modi antichi e nuovi con il quale si conservano gli alimenti. Il riferimento al sale da parte di Gesù fa parte di quel che si diceva all’inizio, è un modo per conservare, per non sprecare. Ma il sale anche insaporisce, arricchisce il cibo, e ancora di più le spezie che danno uno spettro di sapori molto più ampio al cibo stesso.

IMG_8302Roberto (fc)
Sono tante le spezie e le erbe indicate dalla Bibbia per dare un miglior sapore alla cucina: la senape, la menta, il cumino, l’aneto, la ruta. Indicazioni sempre valide per nutrirsi in maniera sana.

IMG_8310Don Pagazzi
E anche qui, una insistenza e una sottolineatura bella della Sacra Scrittura: non è necessario solamente inghiottire calorie, proteine, lipidi e carboidrati, ma è necessario provare piacere. Senza il piacere, proteine e carboidrati nutrono ma non alimentano.IMG_8735

Grafica e voce speaker: Vangelo di Marco 9, 50

Il sale è buono,
ma se il sale diviene insipido,
con che cosa gli darete sapore?
Abbiate del sale in voi stessi
e state in pace
gli uni con gli altri.

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Grafica
Gerusalemme

Roberto: (da Gerusalemme)
FORSE IL CIBO PIÙ FAMOSO E ANCHE IL PIÙ MISTERIOSO DELLA BIBBIA È LA MANNA. MANNA DERIVA DALL’EBRAICO MAN HU, CHE SIGNIFICA LETTERALMENTE “CHE COS’È?”

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—————cambio musicaIMG_9218

TOBIA E IL PESCE (Come manna dal cielo, capitolo 8)

Eppure…..non c’è altra strada che il dialogo.

(le foto sono di Marina Ortona)

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Capitolo 8
TOBIA E IL PESCE
—-immagini lago di Tiberiade
grafica:
Lago di Tiberiade, IsraeleIMG_9301

Roberto (fc)
Il pesce non è solo un alimento importante. Ha un alto valore simbolico. Sono pescatori i primi discepoli di Gesù. I primi cristiani utilizzano il simbolo stilizzato del pesce per riconoscersi e per indicare il Cristo.

Grafica e voce speaker: Vangelo di Matteo 17, 24-27

Mentre entrava in casa,
Gesù lo prevenne dicendo:
“Che cosa ti pare, Simone?
I re di questa terra
da chi riscuotono
le tasse e i tributi?
Dai propri figli o dagli altri?”
Rispose: “Dagli estranei”.
E Gesù:
“Quindi i figli sono esenti.
Ma perché non si scandalizzino,
va’ al mare, getta l’amo
e il primo pesce che viene
prendilo, aprigli la bocca
e vi troverai
una moneta d’argento.
Prendila e consegnala a loro
per me e per te”.

grafica:
Habib Ghammashi – cuoco
Lago di Tiberiade, Israele

“Ci troviamo nella zona del Kibbutz Ginosar, nei pressi di Cafarnao, dove pescavano tutti gli amici di Gesù, come Pietro, e questo è il pesce che tiravano su: per questo motivo anche questo pesce è stato chiamato pesce di San Pietro. Perché questo è un pesce benedetto…ha dato a Pietro dalla sua bocca delle monete per permettergli di saldare un debito che aveva con la tassa di ingresso assieme a Gesù a Cafarnao. Gesù gli disse di pescare in questa zona, e quando Pietro iniziò a pescare uscì un pesce con una moneta e così saldò il suo debito.”

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Grafica e voce speaker: Vangelo di Giovanni 6, 8-13

Gli disse allora uno dei suoi discepoli,
Andrea, fratello di Simon Pietro:
“C’è qui un ragazzo
che ha cinque pani d’orzo
e due pesci;
ma che cos’è questo
per tanta gente?”.
Rispose Gesù:
“Fateli sedere.”
C’era molta erba
in quel luogo.
Si misero dunque a sedere
ed erano circa
cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani
e, dopo aver reso grazie,
li diede a quelli
che erano seduti,
e lo stesso fece dei pesci,
quanto ne volevano.

Roberto
QUEI PESCI DEVONO ESSER STATI COTTI A PUNTINO PERCHE’ POTESSERO SFAMARE LE CINQUEMILA PERSONE CHE SI ERANO RADUNATE.

Don Pagazzi
“Gesù per moltiplicare i pani e i pesci utilizza una scorta, una merenda o un pasto di un ragazzino, qualche pane, qualche pesciolino. Ed è difficile che il ragazzino se andasse in giro in una zona così calda con del pesce fresco. Un modo per conservate il pesce era senz’altro quello di cucinarlo.”

Grafica e voce speaker: Vangelo di Giovanni 6, 8-13

E quando furono saziati,
disse ai suoi discepoli:
“Raccogliete i pezzi avanzati,
perché nulla vada perduto.”
Li raccolsero
e riempirono dodici canestri
con i pezzi dei cinque pani d’orzo,
avanzati a coloro
che avevano mangiato.

Don Pagazzi
“Evitare lo spreco per Gesù significa riconoscere anche in qualcosa che sembra di poco conto, anche un pezzettino di pane, qualcosa che invece vale e che deve essere conservato.

IMG_9315Roberto (fc)
La Bibbia fornisce anche le indicazioni per pulire il pesce.
Il giovane Tobia deve recuperare il patrimonio paterno e parte assieme all’arcangelo Gabriele e ad un cagnolino. Durante una sosta lungo il fiume Tigri, mentre si sta lavando, un grosso pesce tenta di mangiargli il piede.

Grafica e voce speaker: Bibbia, Tobia 6, 3-6

Ma l’angelo gli disse:
«Afferra il pesce
e non lasciarlo fuggire».
Il ragazzo riuscì ad afferrare
il pesce e a tirarlo a riva.
Gli disse allora l’angelo:
«Apri il pesce e togline il fiele,
il cuore e il fegato;
mettili in disparte
ma getta via gli intestini.
Infatti il suo fiele,
il cuore e il fegato
possono essere
utili medicamenti».
Il ragazzo squartò il pesce,
ne tolse il fiele,
il cuore e il fegato.
Arrostì una porzione del pesce
e la mangiò;
l’altra parte la mise in serbo
dopo averla salata.

Roberto: (sul lago di Tiberiade)
SECONDO LA BIBBIA LE ISTRUZIONI DELL’ANGELO SONO PRECISE. LE INTERIORA DEVONO ESSERE BUTTATE.
IL FIELE PERÒ PUÒ ESSERE UTILE. DIFATTI COL FIELE TOBIA PUÒ FARE UN MEDICAMENTO CHE POI RISULTERÀ UTILE PER GLI OCCHI DEL PADRE CHE SONO MALATI.
……..
IL PESCE VIENE COTTO ARROSTO E UNA PARTE VIENE MANGIATA SUBITO DA TOBIA. L’ALTRA PARTE INVECE VERRÀ CONSERVATA E VERRÀ MESSA SOTTO SALE.IMG_9321

—————cambio musica—-immagini lago di Tiberiade

Grafica:
Lago di Tiberiade, Israele

Roberto: (sul lago di Tiberiade)

GESÙ SAPEVA CUCINARE. È MOLTO PROBABILE.
DOPO LA RESURREZIONE GLI APOSTOLI E I DISCEPOLI LO INCONTRANO SUL LAGO DI TIBERIADE, ED È LA TERZA VOLTA CHE LO INCONTRANO.
…..
PIETRO E GLI ALTRI NON HANNO PESCATO NIENTE MA GESÚ DICE LORO: TORNATE SULLA BARCA E GETTATE LE RETI DALLA PARTE DESTRA DELLA BARCA. E COSÌ FACENDO PIETRO E GLI ALTRI PESCANO BEN 153 GROSSI PESCI. LI PORTANO A GESÙ CHE LI CUCINA PER LORO.IMG_9299

Don Pagazzi
“Tanti hanno riflettuto sul significato di questo numero. Probabilmente si tratta di un calcolo triangolare a base 17, che era molto in voga allora. Si tratta cioè di fare la somma dal numero 1 al numero 17 e salta fuori proprio 153….e indica una grande pienezza, una grande abbondanza. Questo è probabile, ed è probabile anche che non riusciremo mai a capire cosa significa 153. E credo che anche questo faccia parte del bello di una relazione: non capire proprio tutto.”

Grafica e voce speaker: Vangelo di Giovanni 21, 9-14

Appena scesi a terra,
videro un fuoco di brace
con del pesce sopra,
e del pane.
Disse loro Gesù:
“Portate un po’ del pesce
che avete preso ora”.
Allora Simon Pietro
salì nella barca
e trasse a terra la rete
piena di centocinquantatré
grossi pesci.
E benché fossero tanti,
la rete non si squarciò.
Gesù disse loro:
“Venite a mangiare.”
Nessuno dei discepoli
osava domandargli:
“Chi sei?”
perché sapevano bene
che era il Signore.
Gesù si avvicinò,
prese il pane
e lo diede loro,
e così pure il pesce.
Era la terza volta che Gesù
si manifestava ai discepoli,
dopo essere risorto dai morti.

Don Pagazzi
“Si potrebbe dire con buona sicurezza che Gesù sapeva cucinare. Quantomeno, fare il pane e arrostire il pesce.”

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Tova 2

“Qui si tratta del Lago di Tiberiade, stiamo parlando di pesce, e i pescatori erano maschi, uomini. Come nella Bibbia quelli che lavorano nei campi sanno abbrustolire il grano, così i pescatori sanno grigliare il pesce. Non è necessariamente una conoscenza particolare, semplicemente grigliarono il pesce alla brace.

Capitolo 7 – COME MANNA DAL CIELO

Mentre pubblico un altro capitolo, il 7° di “Come manna dal cielo”, la Francia è insanguinata, l’Europa in subbuglio, tutti sembrano pronti ad una nuova guerra. La geografia politica del medio oriente, disegnata alla fine della prima guerra mondiale e ridisegnata alla fine della seconda, ne uscirà sconvolta. Anche il nostro mondo non sarà più lo stesso. Sono sotto attacco il nostro modo di vivere, i valori della democrazia, la parità di genere, la musica dei giovani, il rispetto reciproco, la libertà di religione, il diritto di opposizione e di critica, il bicchiere di vino che beviamo, il pasto che consumiamo assieme…… Ho realizzato “Come manna dal cielo” pensando alle possibilità concrete di dialogo che esistono se andiamo assieme a rileggere i libri considerati sacri dalle religioni monoteiste. Qui vengono letti i Vangeli e la Bibbia, ma è già in corso un’evoluzione successiva di questo lavoro con la lettura di passi del Corano e dei testi buddisti e induisti. Continuo a pubblicare perché davanti al cibo, davanti ad un piatto, possiamo sederci tutti assieme e sperare in un mondo migliore. 

(Le foto sono di Marina Ortona)

—————————————

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Prima della grafica col capitolo 7, inserire Papa Francesco: le sue frasi sui sacerdoti come pastori, ma con l’odore delle pecore

——————————effetti sonori gregge di pecore

Grafica:

Capitolo 7
IL PASTO E IL PASTORE

—————immagini gregge di pecore sotto le querceIMG_8695

Roberto (fc)
Pastore, pascere, pasto. Pastore è colui che porta il gregge a pascere, a pascolare, a mangiare. Il pastore procura e garantisce il pasto.
Mangiare non è semplicemente nutrirsi.
Ogni pasto ha un valore simbolico e spirituale
Rappresenta un momento alto nelle relazioni tra gli uomini.
Nella Bibbia, Esodo, il Signore parla a Mosè e Aaronne in Egitto e dice loro così…

—————–immagini gregge di capre sotto l’albero

grafica:
parco biblico
Neot Kedumim, IsraeleIMG_8761

Grafica e voce speaker:

Bibbia – Esodo 12,1-4

Parlate a tutta
la radunanza d’Israele,
e dite: Il decimo giorno
di questo mese,
prenda ognuno
un agnello per famiglia,
un agnello per casa;
e se la casa
è troppo poco numerosa
per un agnello,
se ne prenda uno in comune
col vicino di casa
più prossimo,
tenendo conto
del numero delle persone;
voi conterete ogni persona
secondo
quel che può mangiare
dell’agnello.

————-cambio musica, coro sardo–immagini gregge in Sardegna

grafica:
Monte Minerva, Sardegna

Roberto (fc)
La Bibbia invita a calcolare bene il numero delle persone per non sprecare niente e indica con precisione come deve essere cotto: alla fiamma.
Una tradizione millenaria che è stata conservata in Sardegna.

grafica:
Piero Tilloca
Monte Minerva, Sardegna
“Noi mangiamo tutto , non si cucina tutto insieme, la testa si divide dall’agnello, così come anche le interiora che vengono preparate a parte, inspiedate a parte, però cucinate sempre al fuoco vivo.”

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Grafica e voce speaker:

Bibbia, Esodo 12, 7-9

E si prenda del sangue d’esso,
e si metta sui due stipiti
e sull’architrave della porta
delle case dove lo si mangerà.
E se ne mangi la carne
in quella notte;
si mangi arrostita al fuoco,
con pane senza lievito
e con dell’erbe amare.
Non ne mangiate niente
di poco cotto
o di lessato nell’acqua,
ma sia arrostito al fuoco,
con la testa,
le gambe e le interiora.

Piero Tilloca
“E’ una tradizione proprio legata alla Pasqua, ci deriva dalla Bibbia. Si fa soprattutto durante le festività pasquali, le festività natalizie, le ricorrenze della famiglia, quelle che si vogliono festeggiare. La carne non si mangiava tutti i giorni. Il pastore non mangia tutti i giorni la carne.”

Moshe Basson
“L’unico a mangiar carne, anche due volte al giorno, era il sacerdote nel tempio, perché chiunque stesse cuocendo un agnello doveva riservarne una parte per il sacerdote.
Una parte poi doveva essere bruciata per far salire l’aroma fino al cielo. E la maggior parte dell’animale era per il consumo della famiglia.

Piero Tilloca
“E’ una tradizione antica anche in Sardegna. Io penso che sia il modo più semplice per cucinare la carne per un pastore che magari segue le bestie durante la transumanza e non ha una vera e propria casa, magari abita nelle pinnete , non ha un forno, e quindi la cottura al fuoco è il metodo più semplice per cucinare queste cose. Oltre al sapore che prende la carne che è decisamente buono.”

Don Ciucci
“ Le dosi che ci sono nella Bibbia…. sono sempre dosi esagerate. Da questo punto di vista Gesù non è un grande cuoco, sbaglia clamorosamente le dosi, fa pescare 153 grossi pesci che è un po’ esagerato. Ma d’altro canto …..aveva iniziato Abramo che quando si trova tre ospiti davanti fa cucinare un intero vitello grasso e, se non mi sbaglio, più di 4 chili di farina.

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Grafica e voce speaker:

Bibbia, Genesi 18, 7-8

Allora Abramo andò in fretta
nella tenda, da Sara,
e disse:
“Presto, tre sea di fior di farina,
impastala e fanne focacce.”
All’armento corse lui stesso, Abramo;
prese un vitello tenero e buono
e lo diede al servo,
che si affrettò a prepararlo.
Prese panna e latte fresco
insieme col vitello
che aveva preparato,
e li porse loro.
Così, mentre egli stava in piedi
presso di loro sotto l’albero,
quelli mangiarono.

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Don Ciucci
Le dosi della Bibbia sono interessanti, sono sempre dosi per un popolo. Non sono mai dosi per una persona, per una famiglia piccola, sono sempre dosi per tanti e c’è sempre un’abbondanza. Quando Dio si mette in cucina c’è sempre una sovrabbondanza. Un esserci di più che non deve andare sprecato ma che chiede anzi di essere utilizzato. ……Nella Bibbia c’è sempre da mangiare per tutti.”

Roberto (fc)
Il figliol prodigo ritorna dopo aver scialacquato il patrimonio paterno. Ma il padre ne ha compassione.
Lo abbraccia, lo bacia e dà istruzioni ai servi.

Grafica e voce speaker:

Vangelo di Luca 15, 20-24

Ma il padre disse ai servi:
«Presto, portate qui
il vestito più bello
e fateglielo indossare,
mettetegli l’anello al dito
e i sandali ai piedi.
Prendete il vitello grasso,
ammazzatelo, mangiamo
e facciamo festa,
perché questo mio figlio
era morto
ed è tornato in vita,
era perduto
ed è stato ritrovato».
E cominciarono a far festa.

————————cambio musicaIMG_8815

Capitolo 6 – COME MANNA DAL CIELO

L’acqua, il Giordano, il lago di Tiberiade, la Galilea.IMG_9222 Per i mercanti, per le carovane, era un passaggio obbligato tra le ricchezze di due mondi, la Persia e l’Egitto. IMG_9386Ma la più importante ricchezza per i viaggiatori dei tempi biblici stava su quella striscia di terra vicino al mare, era l’acqua. IMG_9390Oltre c’era solo il deserto. (le foto sono di Marina Ortona)IMG_9349

 

Capitolo 6

UMILE MA PREZIOSA

Grafica e voce speaker: San Francesco , Cantico delle Creature

Laudato si’,

mi’ Signore,

per sor’acqua

la quale è multo

utile et humile

et preziosa

et casta

—————cambio musica

Roberto

L’ACQUA È IL PRINCIPIO DI TUTTE LE COSE.

AVER ACCESSO ALL’ACQUA È UNO DEI FONDAMENTALI DIRITTI DELL’UOMO.

OGGI LE GUERRE SI COMBATTONO PER L’ACQUA.

LA CRISI IDRICA È IL PERICOLO SOCIALE ED ECONOMICO PIÙ GRAVE DELL’IMMEDIATO FUTURO.

MILIONI DI PERSONE AFFRONTANO LUNGHE MIGRAZIONI. PERSONE CHE HANNO SETE.  

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Grafica e voce speaker:  Bibbia, Isaia 35,6-7

Scaturiranno acque

nel deserto,

scorreranno torrenti

nella steppa;

la terra bruciata

diventerà una palude

e il suolo riarso

si muterà

in sorgenti d’acqua.

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Don Pagazzi

“Senza l’acqua non ci siamo. Non per nulla Gesù si presenta come uno che ha sete. Gesù non ha vergogna di dire: ho sete, mi dai da bere. Non vergognandosi del proprio bisogno, Gesù dice anche: se tu hai sete vieni da me. E si presenta come uno che sa onorare, rispettare il bisogno che abbiamo.”  

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Grafica e voce speaker:

Bibbia, Deuteronomio 28, 12

Il Signore apre per te

il suo benefico tesoro,

il cielo,

per dare alla tua terra

la pioggia a suo tempo

e per benedire

tutto il lavoro

delle tue mani.

IMG_8780IMG_8753 IMG_8840IMG_8402IMG_8493

Roberto:

Arriva dal cielo come un dono, anche se oggi agli abitanti delle città affollate la pioggia appare semplicemente un intralcio alla loro velocità.

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Grafica e voce speaker:

Bibbia – Deuteronomio 8, 6-10

Osserva i comandi

del Signore, tuo Dio,

camminando nelle sue vie

e temendolo,

perché il Signore, tuo Dio,

sta per farti entrare

in una buona terra:

terra di torrenti, di fonti

e di acque sotterranee,

che scaturiscono

nella pianura e sulla montagna;

terra di frumento,

di orzo, di viti,

di fichi e di melograni,

terra di ulivi,

di olio e di miele;

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Capitolo 5 – COME MANNA DAL CIELO

E’ arrivato quasi spontaneamente il capitolo sul vino, come se fosse ovvio trovarci là, tra le colline, sulla strada che attraversa il Golan. I vigneti carichi di grappoli verdi, gli uomini che li sfrondavano dai rami più alti per aprire la strada ai raggi del sole, le cannonate in lontananza, oltre il confine con la Siria, a ricordarci la fragilità della pace e del calice di quel vino che vorremmo bere tutti in amicizia. (Le fotografie sono di Marina Ortona) 

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Capitolo 5

KEREM

IL VINO

————immagini di vigne sul Golan

Roberto

IN EBRAICO LA PAROLA CARMEL HA UNA RADICE IN COMUNE CON LA PAROLA KEREM.

ANCHE KEREM È UN TERMINE CHE RICORRE SPESSO NELLA BIBBIA. SIGNIFICA TERRENO COLTIVATO A VITI. OVVERO VIGNA.  LA VIGNA SULLA COLLINA.

——–immagini ed effetti villaggio biblico Kfar Kedem 

 IMG_8933grafica: villaggio biblico Kfar Kedem, Israele

Menahem Goldberg

“Attenzione c’è la telecamera. Bambini spostatevi,  la stiamo versando sulla telecamera. Per questo è lì.

Bene. Ora siete invitati a saltare dentro…così si spremeva l’uva una volta. Bambini sappiate che l’uva da vino è più facile da spremere. Adesso dite “Shalom Italia”

(i bambini in coro dicono : buongiorno Italia)

Ancora una volta: uno, due e tre!

(i bambini in coro: buongiorno Italia da Israel)

Ecco, adesso cari bambini guardate cosa faccio.”

———immagini ed effetti villaggio biblico

Menahem Goldberg

“Riempite qui, per favore. Voglio solo succo, datemi tutto il succo. Raccogliete il succo nell’angolo e riempite la brocca. Per ottenere del vino dovremmo stare qui ancora per 3-4 settimane. Però possiamo bere questo succo. Avanti. Chi non è pronto a bere dai piedi dei nipoti? I miei nonni non se ne sarebbero curati per niente. Beviamo.  E non dimentichiamoci la benedizione.

(un bambino comincia a recitare la benedizione)IMG_8757

Benedetto sei tu. O Signore nostro Dio, re dell’universo che hai creato il frutto della vite.” 

——-immagini dei vigneti e dei viticoltori sul Golan, musica

grafica: Golan, Israele

Grafica e voce speaker:

Bibbia, Genesi 9, 20-23

Ora Noè, coltivatore della terra,

cominciò a piantare una vigna.

Avendo bevuto il vino,

si ubriacò

e giacque scoperto

all’interno della sua tenda.

Cam, padre di Canaan,

vide il padre scoperto

e raccontò la cosa

ai due fratelli

che stavano fuori.

Allora Sem e Iafet

presero il mantello,

se lo misero tutti e due

sulle spalle

e, camminando a ritroso,

coprirono il padre scoperto;

avendo rivolto

la faccia indietro,

non videro il padre scoperto.

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grafica:

Yossi Hayùt – viticoltore Adir Winery Golan, Israele

Noè, appena uscito dall’arca, la prima cosa che fa è piantare una vigna. Il vino è molto centrale nell’ebraismo. Nel Tempio di Gerusalemme durante il rito sacrificale si utilizzava il vino. Il vino ci accompagna nello Shabbat, nella santificazione del matrimonio, nel rito della circoncisione. Il vino ha una benedizione tutta sua. Il frutto della vite è l’unico per il quale, dopo averlo spremuto, dovrò recitare una benedizione apposita.

Don Giovanni Cesare Pagazzi

“Noè è stato il primo uomo, secondo la Bibbia, a bere il vino e quindi non sapeva neppure gli effetti. E’ interessante però che il racconto mostri anche gli effetti dannosi e vergognosi che il vino, usato male, può avere. Nelle lettere di San Paolo c’è un avvertenza ai cristiani: non ubriacatevi. 

L’ubriacatura è un cedere la propria libertà a qualcosa che è diverso da me.” 

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Moshe Basson

“Bere vino non è vietato anche se, certe volte, bevendo il vino si sconfina in situazioni che sono anche un po’ in contrasto con la religione. Si fanno e si dicono cose che non sono proprio adatte ad un buon credente. Non per questo, tuttavia, ciò che il vino simboleggia nelle cerimonie religiose, deve estendersi alla vita normale di tutti i giorni.” 

Shlomo Tall

“Il vino può distruggere le famiglie oppure può costruire le famiglie. Per cui quando beviamo il vino dobbiamo sempre domandarci: dove la conduco questa cosa? Verso la vita o verso la morte? E allora tutti rispondono e benedicono e dicono : verso la vita!” 

Yossi Havut

Il vino ha due “pesi” nell’ebraismo: da un canto rallegra, com’è scritto nei Salmi “il vino allieta il cuore dell’uomo”. Ma d’altro canto, se se ne beve troppo, può anche violare la sacralità. Il vino può provocare all’uomo la perdita del controllo.  

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 Roberto

IL CANTICO DEI CANTICI, IL PIÙ NOTO POEMA D’AMORE DELLA STORIA.

IL CANTICO PER ECCELLENZA.

UN DIALOGO TRA DUE AMANTI CHE SIMBOLEGGIANO L’AMORE UMANO IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.

Grafica e voce speaker:

Bibbia, Cantico dei cantici 8, 1-2

Come vorrei che

tu fossi mio fratello,

Allattato al seno di mia madre!

Incontrandoti per strada

ti potrei baciare

Senza che altri mi disprezzi.

Ti condurrei, ti introdurrei

nella casa di mia madre:

Tu mi inizieresti

all’arte dell’amore.

Ti farei bere vino aromatico

E succo del mio melograno.

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Yossi Havut

Nel Cantico dei cantici il vino è menzionato nel contesto dell’amore tra il Popolo d’Israele e il Signore, paragonato all’amore tra uomo e donna. E quando l’uomo e la donna si ritrovano nella loro meravigliosa unione…questo è legato proprio alla vite. Diciamo: “innestando l’uva della vite con l’uva della vite si ottiene una cosa bella”, visto che la vite – come il Popolo d’Israele – è feconda e si riproduce. Come i grappoli che vediamo qui sulle piante.

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Shlomo Tall

“Quando durante il Kiddush, la benedizione della cena di Shabbat, abbiamo in mano un calice di vino, i cabbalisti dicono che bisogna alzare il vino dalla tavola e portarlo all’altezza del torace, del cuore. Questo per ricordare a noi stessi che l’opera pratica deve avere un’importanza in quanto espressione verso il cuore.” 

Moshe Basson

“A volte tutti noi credenti, ebrei o cristiani, prendiamo troppo seriamente alcune parole della Bibbia. 

…..

Io credo che il vino somigli per colore e per aspetto al sangue, 

tuttavia il paragone con il sangue rimane un paragone simbolico.” 

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Don Andrea Ciucci

Pensiamo al racconto di Cana, alla moltiplicazione del pane e del vino. Gesù abita, e utilizza, vive i segni del pane e del vino proprio perché il cibo è capace di parlare, dice qualcosa dell’animo umano, dell’esperienza umana.” 

Grafica e voce speaker:

Vangelo di Giovanni 2, 5-11

E Gesù disse loro:

«Riempite d’acqua le giare»;

e le riempirono fino all’orlo.

Disse loro di nuovo:

«Ora attingete e portatene

al maestro di tavola».

Ed essi gliene portarono.

E come ebbe assaggiato

l’acqua diventata vino,

il maestro di tavola,

che non sapeva di dove venisse

(ma lo sapevano i servi

che avevano attinto l’acqua),

chiamò lo sposo e gli disse

«Tutti servono

da principio

il vino buono

e, quando sono un pò brilli,

quello meno buono;

tu invece hai conservato

fino ad ora il vino buono».

Don Giovanni Cesare Pagazzi

“E’ interessante che nelle nozze di Cana, è il primo miracolo di Gesù raccontato nel Vangelo di Giovanni, Gesù si presenti come uno che garantisce il vino. Cioè come uno che non è concorrente al nostro piacere, non è invidioso della nostra gioia,  ma come uno che invece la promuove e intende custodirla.” 

Don Andrea Ciucci

All’esperienza del vino è associato il senso della festa, della gioia, dell’abbondanza

 ……. 

Certo come ogni altra cosa ha questa opacità: la gioia esultante del vino può trasformarsi in una ubriacatura disumanizzante . Ma questo vale per ogni cosa che facciamo. La nostra vita si gioca tra il vivere in modo umano o in modo subumano.” 

Roberto (fc)

Il vino: sacro e profano.

Chiama alla benedizione, spinge chi ne abusa alla perdizione.

Chiede un’autodisciplina.

Sapersi privare del vino e del cibo.

Il digiuno come liberazione dal consumismo, dall’egoismo, dal possesso.

Grafica e voce speaker:

Padri del deserto

è meglio bere vino con umiltà

che bere acqua con orgoglio.

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Don Giovanni Cesare Pagazzi

“C’è un modo anche di vivere la disciplina del digiuno con superbia: io sono capace di digiunare! E allora non hai capito niente del digiuno perché il digiuno pone l’attenzione non a te ma a chi con i tempi e i modi suoi, ti darà da mangiare.” 

Don Andrea Ciucci

“L’intenzione definisce i gesti dell’uomo. Tu puoi fare anche la cosa più semplice, più banale, bere un bicchiere d’acqua, ma se la tua intenzione, se quello che stai cercando, non è un gesto d’amore, 

……..

non serve perché alla fine l’uomo è chiamato ad amare.”

  

Don Giovanni Cesare Pagazzi

“Digiunare ha innanzi tutto una funzione di promemoria: ricordarmi che c’è gente che muore di fame e quanta fatica fa la gente che muore di fame.  

……

Al centro del Padre Nostro sta –dacci oggi il pane di oggi- Gesù si presenta come uno che chiede, e siccome chiede con educazione, aspetta. Il digiuno è un allenamento all’attesa.” 

 

 

 

 

Capitolo 4 – COME MANNA DAL CIELO

La storia si scrive , e si riscrive, con le domande che il presente pone al passato. Cambiano le domande in base alle esigenze del presente ed ecco che sentiamo la necessità di una nuova narrazione storica. La domanda  “come vivevano ai tempi della Bibbia?” si è fatta più forte, anno dopo anno.  Il Parco Neot Kedumim,a pochi chilometri dall’aeroporto di Tel Aviv non dà solo delle risposte.  Fa di più. Fa vivere al visitatore una giornata storica, immerso nella vegetazione della Bibbia, dagli ulivi imponenti ai maestosi filari di vite, fino alle più umili erbe usate per insaporire i piatti. (le foto sono di Marina Ortona)  

 

Capitolo 4

CARMEL

———–immagini del parco biblico Neot Kedumim   

grafica: Neot Kedumim – parco biblico, Israele

Roberto (fc)

A pochi chilometri da Gerusalemme è sorto un parco specializzato nel coltivare piante, erbe ed alberi citati nella Bibbia. Prima era un vasto deserto di rocce, ora è il parco biblico Neot Kedumim.

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grafica: Tova Dikstein – Israele, Neot Kedumim – Professoressa, studiosa flora biblica 

“Fino al periodo del Secondo Tempio e nei tempi della Bibbia la macinazione è compito della donna, perché è un po’ umiliante per l’uomo macinare con la macina a mano. La macinazione con la macina a mano è… è un movimento molto femminile. 

La  macina dei tempi della Bibbia era una macina detta “a sella”, che si usa mettendosi in ginocchio di fronte alla macina, in questo modo, fai così tutto il tempo. Un movimento….. un po’ femminile, e un po’ sensuale, e per un uomo – umiliante. 

IMG_8682C’è un racconto nella Bibbia:  quando i filistei vollero umiliare Sansone, gli diedero da macinare con la macina. Ma non come si pensa, una macina da frantoio, che è una cosa pesante, no, al contrario, gli diedero un compito da….. da donna.”  

Grafica e voce speaker:

Bibbia, Levitico 23, 22

Quando mieterete la raccolta

della vostra terra,

non mieterai

fino all’ultimo canto

il tuo campo,

e non raccoglierai

ciò che resta da spigolare

della tua raccolta;

lo lascerai per il povero

e per il forestiero.

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Roberto

IN PUGLIA È STATA RISCOPERTA UNA ANTICA TRADIZIONE.

VIENE PRODOTTA UNA PASTA CON LA FARINA DI GRANO ARSO. UNA FARINA CHE SECOLI FA SI OTTENEVA MACINANDO A PIETRA I CHICCHI DI GRANO RIMASTI A TERRA DOPO LA MIETITURA E LA BRUCIATURA DELLE STOPPIE.

IMG_8688Il PROPRIETARIO DELLE TERRE CONCEDEVA AI SUOI BRACCIANTI LA RACCOLTA DI QUEI CHICCHI BRUCIATI DI GRANO.  GRANO ARSO.

Il GRANO ARSO VIENE PIÙ VOLTE CITATO NELLA BIBBIA.

Grafica e voce speaker:

Bibbia, 1 Samuele 17, 17-19

Ora Iesse disse a Davide suo figlio:

«Prendi su per i tuoi fratelli

questa misura di grano tostato

e questi dieci pani e portali in fretta

ai tuoi fratelli nell’accampamento.

Al capo di migliaia porterai invece

queste dieci forme di cacio.

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Tova Dikstein

Dopo Pesach soffiano i venti khamsin, venti caldi che arrivano dal Sahara, e anche piove. E’ una stagione un po’ pazza. I contadini temendo che il vento caldo del deserto rovinasse il grano, lo mietevano, lo tostavano e così lo conservavano come scorta di emergenza per un anno intero. Questo nella Bibbia è denominato Carmel.” 

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Roberto

CARMEL, UN TERMINE BIBLICO, LEGATO AL GRANO.

ANCHE NEL CATTOLICESIMO LA FESTA DELLA MADONNA DEL CARMELO È IL 16 LUGLIO E SEGNA LA FINE DELLA TREBBIATURA.

NELLA LINGUA EBRAICA, UNO DEI SIGNIFICATI DELLA PAROLA CARMEL È SEMI DI CEREALI TOSTATI, GRANO ABBRUSTOLITO.

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Don Ciucci

“Noi viviamo, siamo frutto di una tradizione. ……………..

Quindi è anche bello pensare alla tradizione di un grano che ha tremila anni, che poi si è associato ad un’esperienza di un altro tipo, ad un altro luogo, ad un altro contesto, e portando quello che porta, un colore, un sapore, una storia, è capace di sostenere la vita delle persone di oggi.” 

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grafica:

Shlomo Tall – Tzfat Safed

studioso della Cabbalà

“Il Talmud dice che il neonato non sa nominare mamma e papà finché non assaggia i cereali. Anche l’albero della conoscenza del bene e del male, c’è chi sostiene che si trattasse di un cereale.  

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—————–cambio musica

 

 

 

Capitolo 3 // COME MANNA DAL CIELO

 

“COME MANNA DAL CIELO” nasce come opera di dialogo. Mondo ebraico e mondo cristiano condividono il Libro. La Bibbia. Una condivisione non semplice, poco praticata. Ignota a molti nel mondo cattolico. Bisognava essere semplici nel comunicare, comprensibili da tutti, una presa immediata come viene richiesto nel linguaggio televisivo delle reti generaliste, specialmente della prima. Ad un tempo era necessario il massimo rispetto delle due religioni, senza nessuna sopraffazione, nessun prevaricamento. Un dialogo tra due logos che si riconoscono con pari diritti. Abbiamo tentato di passare attraverso il cibo, nei suoi significati simbolici e nella sua funzione pratica di nutrimento. Il pane era una tappa fondamentale. 

 

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 Capitolo 3

BET  LEHEM

CASA DEL PANE

—————immagini ed effetti del villaggio biblico

Grafica: villaggio biblico

Kfar Kedem, Israele

Roberto (fc)

In Galilea, a pochi chilometri da Nazareth e dal lago di Tiberiade, gli abitanti del kibbutz Kfar Kedem hanno ricostruito un villaggio biblico. I bambini, e i grandi con loro, possono possono vedere e rivivere scene dei tempi della Bibbia, le colombe di Noè, gli asini per viaggiare, il pane azzimo di Mosè.

Grafica: Menahem Goldberg

Israele – Kfar Kedem villaggio biblico

“Ora ho qui del grano. Fate attenzione, incomincio a macinare e da qui tra poco usciranno dei semi macinati. 

……

“Ora facciamo il rito del prelevamento della challà, del pane.  Lo facciamo senza la benedizione perché ora vogliamo solo insegnare. Ecco, Ruth, prendi un pezzetto e gettalo nel fuoco e mentre lo getti devi dire: questa è challà!  È pane!”

…..

“Durante l’esodo dall’Egitto non avevano lievito, non avevano tempo, e IMG_8884quindi fecero questo pane molto in fretta.”

———

————-immagini ed effetti cena di Shabbat – accensione candela 

grafica: Shlomo Tall – Tzfat Safed

studioso della Cabbalà

“Noi che studiamo la Cabbalà capiamo che per ogni cosa materiale è come se ci fosse un software spirituale che la proietta su uno schermo.

Così ogni frutto, ogni albero, ha praticamente un significato spirituale. 

……..

L’olio non viene usato solo come alimento ma anche per accendere una candela, e quindi si riferisce ad una forza spirituale suprema che congiunge il mondo superiore con quello inferiore.”IMG_9130

grafica: Bruno Ascarelli – avvocato – Tel Aviv  

Nel giorno sesto furono compiuti il cielo 

e la terra e tutto ciò che è in essi. 

Iddio, avendo terminata nel giorno settimo

l’opera che aveva fatto, 

smise nel settimo giorno 

tutta l’opera che aveva compiuto.

Iddio benedisse il settimo giorno 

e lo santificò, poiché in questo terminò

l’opera che aveva compiuto.

Col permesso dei presenti 

Tutti rispondono “lechaim” 

Sia per la vita

IMG_8378 

Roberto (fc)

Spezzare il pane, mangiare tutti da un unico pane.

Così comincia la cena del venerdì sera, la cena di Shabbath.

————–musica effetti e immagini: dalla scena di Shabbah in cui si spezza il pane si va all’impasto e cottura della challà

grafica: Marina Ortona 

“Si prende una porzione della challà per ricordare che la challà veniva data ai kohanim, ai sacerdoti servitori del Signore.

Oggi  l’impasto preso così viene bruciato e si pronuncia una benedizione, una beracah 

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“ Perché preleviamo una parte di challà se poi viene bruciata? Perché il popolo ebraico ama ricordare e noi dobbiamo ricordare e noi dobbiamo ricordarci che tutto quello che abbiamo sulla terra ci viene donato.” 

———–camera car tra gli olivi del parco

grafica: Tova Dikstein – studiosa flora biblica

Israele, Parco Neot Kedumim

“il pane era il cibo principale dell’uomo e a volte aveva solo pane.  

far uscire il pane dalla terra è la lotta per la sopravvivenza dell’uomo. La Torà nella Genesi recita: col il sudore del tuo volto mangerai il pane. E’ un lavoro estremamente arduo, ed è il motivo per cui il pane era sacro.”

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Roberto:

IN EBRAICO  LEHEM SIGNIFICA PANE.  BET SIGNIFICA CASA.

BET LEHEM.

BETLEMME VIENE DALL’EBRAICO BET LEHEM, OVVERO LA CASA DEL PANE.

MOLTE VOLTE GESU’ AVEVA VISTO SUA MADRE E LE DONNE DI BETLEMME FARE IL PANE.

Tova Dikstein

Nei tempi antichi, la maggior parte delle mansioni casalinghe erano di competenza delle donne. 

…….

Nella Mishnà, le leggi della tradizione ebraica, c’è un trattato che elenca i doveri della donna. 

……

cuoce, fa il bucato, attinge l’acqua, fila  la lana. Ma per primo compito, macina il grano, prepara la farina.” 

Grafica: Rita Oldani – Monastir, Sardegna – Panificatrice

Questa arte di fare il pane era detenuta principalmente dalle donne che avevano il compito di impastare durante la notte tutto il pane per il fabbisogno della settimana.

Lo facevano le donne per non far faticare gli uomini che lavoravano  nei campi durante il giorno. E le donne stesse lo facevano di notte per avere più tempo durante il giorno per adempiere ai loro doveri nella casa di un contadino, di un massaio diceva mia nonna.” 

 

Don Cesare Pagazzi

“E’ storicamente accertato che i bambini e le bambine ebree venivano coinvolte nella preparazione del pane dalla mamma. Soprattutto il pane del sabato. Quindi è presumibile che Gesù abbia imparato proprio da Maria la ricetta, il gesto e il tempo di fare il pane.”

Grafica e voce speaker:

Vangelo di Matteo 13,33

Il regno dei cieli

è simile al lievito

che una donna

prese e mescolò

in tre misure di farina,

finché non fu tutta lievitata.

Rita Oldani

Il pane ha bisogno di attenzione, di tempo e di molta pazienza. Il pane ha bisogno di pazienza che noi dobbiamo avere per forza. 

….

Bisogna aspettare che lieviti e avere l’occhio per capire quando è lievitato abbastanza. Né troppo, né troppo poco.

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Don Cesare Pagazzi

Probabilmente quasi nessuno sa le dosi. Mentre in quella piccola parabola Gesù dimostra di sapere le dosi, perché parla di 3 misure di farina che devono essere associate al lievito. Quindi sapendo la ricetta, è probabile che Gesù sapesse anche fare il pane.”

Roberto:

E’ UNA RICETTA PRECISA. SE CONOSCESSIMO LA QUANTITA’ DI LIEVITO, POTREMMO FARE IL PANE CHE MANGIAVA GESU’.

Don Andrea Ciucci

“…ma credo che sia anche la volontà di Gesù che alla fine ha affidato la sua memoria ad un pezzo di pane e ad un calice di vino”

———–immagini effetti e musica, scena della comunione

Roberto (fc)

Spezzare il pane, mangiar tutti da un unico pane.

In chiesa quel pane è sacro.

È la comunione.

Don Ciucci

“ Credo che abbiamo perso …..legate ad un modo di intendere di fare la comunione, del non toccare del non masticare… una forma di assoluto rispetto della persona di Gesù….abbiamo perso molta della fisicità dell’Eucarestia. Io mi auguro che sempre più possiamo usare un pane azzimo che sia davvero pane  e non una specie di carta velina come quella cosa che usiamo oggi., che possiamo insegnare ai nostri ragazzi a masticare che non vuol dire né disprezzare né ridurre ad un chewing-gum  un gesto così importante, così come a bere dal calice del vino. Ne riguadagniamo in quella concretezza fisica del cibo che è la qualità che Gesù ha scelto in questi segni.” 

Rita Oldani

Il pane è esigente, perché il pane non deve essere bello. Il pane deve essere perfetto. E solitamente mia nonna diceva che se non era perfetto, si rifaceva. 

….

Credo che derivi dal Padre Nostro: dacci oggi il nostro pane quotidiano. Chiediamo a Dio di darci il pane e poi non possiamo non averne cura. 

Roberto (fc)

Per generazioni e generazioni, i genitori hanno insegnato ai figli a rispettare il pane, a raccoglierlo quando ne trovano un pezzo per terra, a non sprecarlo, a mangiare persino le briciole.

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Grafica

Rita Oldani – panificatrice – Sardegna, Monastir

Se cadeva un pezzo di pane a terra, c’è lo facevano raccogliere, baciarlo e farci il segno della croce. E dopo lo dovevi mangiare. Non si poteva buttare. La maestra alle elementari ci aveva fatto leggere una storia di una bambina che calpestò un pezzo di pane e il piede l’aveva trascinata fino all’inferno. Io non me lo sono dimenticata mai. 

Grafica e voce speaker:

Bibbia, Isaia 58, 9-10

Se toglierai di mezzo a te

l’oppressione,

il puntare il dito

e il parlare empio,

se offrirai il pane all’affamato,

se sazierai chi è digiuno,

allora brillerà fra le tenebre

la tua luce,

la tua tenebra

sarà come il meriggio.

Rita Oldani

Il pane fa convivio. Il pane è mangiare. Mangiare non significa soltanto nutrirsi ma anche ritrovarsi tutti insieme. Questa è la magia del pane. 

Roberto (fc)

La casa è il fuoco, il focolare. La casa è il pane.

Se manca il pane da spezzare significa che quella casa, quella famiglia, quella società è nel tempo del lutto e della disgrazia.

——–immagini ed effetti, preghiere notturne al muro occidentale, Gerusalemme

grafica:

Gerusalemme, Muro Occidentale

preghiere del 9 di Av

grafica:

Sara Bensadoun – praticante avvocato – Tel Aviv

Tisha BeAv, il 9 del mese di Av, rappresenta la distruzione del Primo e del Secondo Tempio. È scritto che ogni individuo di Israele, nella propria generazione, deve ricordare la grande tragedia della distruzione dei Templi. È uno dei quattro giorni di digiuno che abbiamo. Osserviamo una serie di usanze di lutto. 

……..

In questo giorno di digiuno siamo tenuti a non bere e a non mangiare, per un giorno intero, dall’inizio fino alla fine. 

Grafica e voce speaker:

Bibbia, Lamentazioni di Geremia 4, 4

La lingua del lattante

si è attaccata

al tetto della sua bocca

per la sete;

i bambini chiedono pane,

e non v’è

chi lo spezzi per loro.

Don Pagazzi

“Puoi anche avere il pane da mangiare ma se non hai qualcuno con cui spezzarlo anche il pane  è un po’ una sfortuna. Si può mangiare anche in maniera triste. E si può, paradossalmente, provare piacere di tutti i tipi, anche in maniera triste, quando appunto quel bisogno onorato, quel piacere  provato dal bisogno onorato, lo uso soltanto per me e non per legarmi.” 

——————————-cambio musica