NAZISMO E FILOSOFIA (Heidegger & Sons)

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“Povera e nuda vai Filosofia – dice la turba al vil guadagno intesa”. Trasferita dal ‘300 del Petrarca al terzo millennio dei big data e dei tweet, la turba appare agitata da opinion maker, non pochi, che la vedrebbero anche morta la filosofia. In fondo, a che serve? A niente, certo, se si rinuncia al bisogno di sapere come, quando, perché e da dove una certa idea si è infilata nella nostra testa. Poi, aprendo un libro, emerge la traccia che quell’idea ha lasciato attraverso un percorso tortuoso nella storia del pensiero, la filosofia riappare, d’un colpo, nelle armi, nelle battaglie, nelle stragi, nei genocidi e ciò che sembrava una specie di lontana epidemia della storia, sconfitta e racchiusa nel passato, si mostra come una virulenza ancora contagiosa. image
Leggendo “Heidegger & Sons” la sensazione è quella di trovarsi di fronte ad una guerriera che combatte nel campo della teoretica con le più efficaci e taglienti armi della ragione. Attaccata dai quattro punti cardinali per il solo fatto di essere stata la prima a scriverne, analizzando i Quaderni Neri di Heidegger, Donatella Di Cesare non si preoccupa di difendersi. imageLe basta mettere ogni attaccante di fronte alle sue stesse affermazioni, scagliate con quella facilità con cui si lanciano le pietre, le basta costringerlo ad osservarsi riflesso nel grande quadro delle eredità filosofiche e non più, non solo, nel frammento di specchio del suo individuale pensiero. Ogni attaccante, uno per volta. In un ambiente ‘sensibile’ alle rivalità accademiche, dove una scomunica magari vale una cattedra, ci vuole coraggio a scrivere: “Che cosa unisce filosofi come Jacques Derrida, Reiner Schürmann (e la sua eredità alla New School), Ernesto Laclau, Jean-Luc Nancy, Claude Lefort, Gianni Vattimo, Giorgio Agamben, Roberto Esposito, Judith Butler, per menzionarne solo alcuni? In che modo emerge, nella loro riflessione l’enorme influsso esercitato da Heidegger, pur se con esiti disparati?” (Heidegger & Sons, pg 97). Forse una pausa è necessaria, prima di decidere se entrare in libreria e comprare Heidegger & Sons. Bisogna stabilire cosa può fare chi non conosce Derrida e Vattimo, chi non ha letto Husserl e Heidegger e di Kant e Hegel ricorda a malapena le lezioni al liceo. Ebbene, può comunque addentrarsi nel libro, magari risalendone a tratti la corrente in alcune pagine e lasciandosi trascinare in altre. Prima o poi andrà a sbattere su qualche pensiero sedimentato nella sua testa. Basti ricordare che all’elenco bisogna aggiungere Herbert Marcuse, ex allievo di Heidegger, mito del ’68, leggendario ispiratore della rivolta mondiale di una generazione. Quella generazione che a sinistra ha piazzato, in vario modo, molti dei suoi al potere, politico, accademico o economico che sia. imageHeidegger divide la sinistra, avverte Donatella Di Cesare. Di fronte alle reazioni dei marxisti patentati, detentori del verbo, verrebbe da dire che Heidegger piuttosto la spacca col suo “…rimprovero al comunismo: aver annunciato l’emancipazione del proletariato, non portando altro che il ‘progresso’ della tecnica -per una via diversa da quella del liberalismo. Il rimprovero non potrebbe essere più grave. Non solo perché smaschera l’anticapitalismo come ‘capitalismo di stato’, ma perché punta l’indice contro la schiavizzazione sottile, la ‘mobilitazione totale’, la uniformazione.” (Heidegger & Sons, pg 106)
C’è un’eredità di Heidegger. Ma il problema è che la pubblicazione dei Quaderni Neri ha fatto saltare gli schemi attraverso i quali Heidegger è stato fin qui interpretato, spiega Donatella Di Cesare. imageC’è anche un “problema nel problema”: questa pubblicazione è stata programmata dallo stesso Heidegger con una straordinaria abilità. Finché era in vita, non stupiva la sua conoscenza della comunicazione globale. Ma riuscire, 39 anni dopo la sua morte, a far scoppiare una bomba mediatica che ha coinvolto intere pagine dei più prestigiosi quotidiani, ha sorpreso tutti e per primi i filosofi. Se è stato un grande filosofo, non è stato nazista; se è stato nazista, non è stato un grande filosofo: scordatevelo, aveva avvertito Donatella Di Cesare nel suo precedente lavoro Heidegger e gli ebrei (da leggere, assieme ad Heidegger &Sons). imageFa impressione, e non solo a chi ha studiato teoretica, accostare filosofia e nazismo. Eppure è così: Heidegger è un grande filosofo, Heidegger è nazista. Esiste una filosofia nazista e bisogna farci i conti anche a livello divulgativo prima che sia davvero troppo tardi. Non possiamo continuare a far uscire i ragazzi dalle scuole senza che sappiano riconoscere il nazismo. Dovunque lo incontrino. Con tutto ciò che ne consegue. I rottamatori attaccano: meglio rottamare Heidegger ed espellerlo. Da dove? Dalla storia? Dalle aule? Dalle biblioteche? Per i rottamatori l’adesione di Heidegger al nazismo sarebbe il suo “errore triviale” e non varrebbe la pena di rifletterci sopra filosoficamente. Risponde Donatella Di Cesare che così facendo finiamo solo per creare “un potente alibi per evitare un’approfondita riflessione politica e filosofica sul nazismo.” (Heidegger & Sons pg 48). A livello divulgativo, dai manuali scolastici al cinema di Hollywood, l’alibi appare ancora più chiaramente: una banda di criminali è andata al potere, ha sconvolto il mondo, ha organizzato il genocidio perfetto, è stata sconfitta grazie al sacrificio di molti, la storia ha chiuso il cerchio ed ora è li, nel passato, a disposizione degli storici, degli sceneggiatori, dei registi. Poi arrivano i Quaderni Neri, si scopre Heidegger come filosofo del nazismo e si deve riaprire quel cerchio lontano, magari rischiando di scoprire che il nonno non è stato poi davvero “costretto” a prendere la tessera del partito nazionalsocialista. Cancellando Heidegger non cancelliamo solo l’autore di Essere e Tempo: “Così diventa molto più facile cancellare con un colpo di spugna non solo Heidegger, ma anche il passato recente che pesa sempre di più: la fine dell’ebraismo tedesco, le leggi di Norimberga, la Shoah.” (Heidegger & Sons, pg 47) image
Scrivere di filosofia teoretica su un quotidiano, sia pure nelle pagine culturali del Corriere della Sera, come fa Donatella Di Cesare, non è un impresa semplice. Non si può ‘cambiare’ il linguaggio, non c’è sufficiente spazio per spiegare ogni termine adoperato, non si può rinunciare alla divulgazione. Quando la filosofa ha definito ‘antisemitismo metafisico’ il nazismo di Heidegger, gli attacchi sono diventati violenti. Si può discutere, anche su una critica violenta, ci si può confrontare, certo, ma facendo salve due premesse.
La prima: “Va molto di moda parlare, o addirittura scrivere, di libri non letti. Si presume, grazie al titolo, e a un paio di pagine sfogliate, di conoscere già l’argomento, di sapere quello che l’autore sostiene, o di poterlo immaginare. Basta qualche accortezza e un po’ di intuito.” (Heidegger & Sons pg 40-41)
La seconda: “Esiste, però, ancora un’altra forma -forse la più pericolosa- di disonestà intellettuale, che consiste nell’attribuire a un autore quello che non ha mai detto. Questo modo di procedere, frequente purtroppo nel discorso filosofico, può consistere anche nel citare stravolgendo del tutto i pensieri dell’autore. Ed è possibile persino arrivare a fargli dire esattamente il contrario di quello che sostiene.” (Heidegger & Sons, pg 41-42)  image
L’aggettivo metafisico, adoperato per definire le dimensioni reali dell’antisemitismo di Heidegger, non ne riduce affatto la gravità ma lo lega ad una lunga scia di filosofi, almeno a partire da Kant. È meglio esser precisi con le citazioni per evitare che anche questa recensione venga triturata dalla rete e riutilizzata per altri fini: “Credo che sia un errore banalizzare l’antisemitismo di Heidegger. Per qualificarlo ho scelto perciò, nel mio libro, l’aggettivo ‘metafisico’. Chi non ha letto il libro, chi non ha saputo, potuto o voluto leggere -quattro possibilità spesso indiscernibili, come ha osservato una volta Derrida- ha immaginato una sublimazione del fenomeno. Si tratta del contrario. L’aggettivo ‘metafisico’ non mitiga l’antisemitismo, bensì ne indica la gravità abissale – ma anche l’estensione.” (Heidegger & Sons, pg 83)  image
Mentre su questo fronte i toni diventavano violenti fino alle minacce personali, sul fronte diametralmente opposto si riorganizzavano le fila tra quanti non accettavano interventi sull’eredità del filosofo tedesco e partivano nuovi, diversi attacchi: “<Come osate mettere in gioco Heidegger per pochi passi antisemiti?> Questo non-detto, che la maggior parte degli orfani risentiti non ha avuto l’ardire di articolare, forse per non infrangere il ‘politicamente corretto’, è stato invece espresso dai pochi loquaci. Non sono mancati i toni violenti, talvolta persino le denigrazioni e gli insulti.” (Heidegger & Sons, pg 27)
Leggendo le pagine di Donatella di Cesare si ha la sensazione che da questo libro per gemmazione possano nascerne altri. Nelle mani della filosofa, potrebbero presto germogliare.
Filosofia tra giornalismo e pubblicità, ad esempio, dato che Heidegger traccia una fenomenologia del giornalista:”….nel quale vede l’epigono dello storicismo, il <moderno storico> che deve recensire talmente tanti libri, e scriverne a sua volta altrettanti, che non può rischiare, fermandosi a riflettere, di mandare a monte tutta la sua impresa.” (Heidegger &Sons, pg 82). Non c’è solo l’antisemitismo di Heidegger da affrontare ma anche la sua visione dei mass media: “Il giornalismo, che è ‘l’organizzazione tecnica della pubblicità’, consente la ‘vertigine della democrazia’ infondendo nelle masse l’illusione di poter decidere e governare. In tal senso i giornalisti sono ‘gli sbirri della pubblicità e come sbirri sono i funzionari del potere’.” (Heidegger & Sons, pg 82). Heidegger non ha conosciuto la nascita, lo splendore e il declino del talk show televisivo, ma la sua analisi, nata dalla stessa teoretica che ha dato gravità all’antisemitismo, sembra parlare di ciò che arriva oggi nelle case attraverso gli schermi: “Nella dittatura della totalità, dove gli opinion maker sono sportivi e cantanti, non c’è posto, né soprattutto tempo, per il pensiero. Il ‘letterato’ della pubblicità fa credere al suo pubblico di aver a lungo riflettuto su quel che scrive, in modo che, leggendo i suoi articoli, il pubblico si convinca di ‘pensare’; ma il letterato, a ben guardare, non ha fatto altro che utilizzare il ‘pre-pensato’ della pubblicità, in un circolo che si reitera consolidandosi.” (Heidegger & Sons, pg 82)  image
Ancora un altro libro potrebbe nascere per gemmazione: quello sul rapporto, mancato, tra le donne e la filosofia: “Non sapremo mai come sarebbe stata la filosofia, e la sua storia, se dal suo esordio ne avessero fatto parte le donne. Non è stato così. Il soggetto neutro, protagonista delle vicende del pensiero, è stato l’essere umano di sesso maschile, l’ego che ha parlato di sé, pretendendo di parlare anche per l’altro, per il suo alter ego, per il soggetto assente, il maschio mancato. Come altrove, e più che altrove, l’androcentrismo ha dominato indisturbato per secoli la filosofia.” (Heidegger & Sons, 62)
Convincere una persona ad entrare in libreria, o in un sito, scegliere un libro, andare alla cassa e pagarlo, è impresa sempre più faticosa. A chi chiede se Heidegger & Sons è un libro difficile non resta che rispondere onestamente sì, lo è, non tutte le pagine sono per tutti. Tuttavia tutti possono affrontare questa lettura ed un risultato lo otterranno: quello di intuire, almeno intuire, dove e come la filosofia sta attraversando la nostra vita e perché non possiamo farne a meno.

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