Capitolo 5 – COME MANNA DAL CIELO

E’ arrivato quasi spontaneamente il capitolo sul vino, come se fosse ovvio trovarci là, tra le colline, sulla strada che attraversa il Golan. I vigneti carichi di grappoli verdi, gli uomini che li sfrondavano dai rami più alti per aprire la strada ai raggi del sole, le cannonate in lontananza, oltre il confine con la Siria, a ricordarci la fragilità della pace e del calice di quel vino che vorremmo bere tutti in amicizia. (Le fotografie sono di Marina Ortona) 

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Capitolo 5

KEREM

IL VINO

————immagini di vigne sul Golan

Roberto

IN EBRAICO LA PAROLA CARMEL HA UNA RADICE IN COMUNE CON LA PAROLA KEREM.

ANCHE KEREM È UN TERMINE CHE RICORRE SPESSO NELLA BIBBIA. SIGNIFICA TERRENO COLTIVATO A VITI. OVVERO VIGNA.  LA VIGNA SULLA COLLINA.

——–immagini ed effetti villaggio biblico Kfar Kedem 

 IMG_8933grafica: villaggio biblico Kfar Kedem, Israele

Menahem Goldberg

“Attenzione c’è la telecamera. Bambini spostatevi,  la stiamo versando sulla telecamera. Per questo è lì.

Bene. Ora siete invitati a saltare dentro…così si spremeva l’uva una volta. Bambini sappiate che l’uva da vino è più facile da spremere. Adesso dite “Shalom Italia”

(i bambini in coro dicono : buongiorno Italia)

Ancora una volta: uno, due e tre!

(i bambini in coro: buongiorno Italia da Israel)

Ecco, adesso cari bambini guardate cosa faccio.”

———immagini ed effetti villaggio biblico

Menahem Goldberg

“Riempite qui, per favore. Voglio solo succo, datemi tutto il succo. Raccogliete il succo nell’angolo e riempite la brocca. Per ottenere del vino dovremmo stare qui ancora per 3-4 settimane. Però possiamo bere questo succo. Avanti. Chi non è pronto a bere dai piedi dei nipoti? I miei nonni non se ne sarebbero curati per niente. Beviamo.  E non dimentichiamoci la benedizione.

(un bambino comincia a recitare la benedizione)IMG_8757

Benedetto sei tu. O Signore nostro Dio, re dell’universo che hai creato il frutto della vite.” 

——-immagini dei vigneti e dei viticoltori sul Golan, musica

grafica: Golan, Israele

Grafica e voce speaker:

Bibbia, Genesi 9, 20-23

Ora Noè, coltivatore della terra,

cominciò a piantare una vigna.

Avendo bevuto il vino,

si ubriacò

e giacque scoperto

all’interno della sua tenda.

Cam, padre di Canaan,

vide il padre scoperto

e raccontò la cosa

ai due fratelli

che stavano fuori.

Allora Sem e Iafet

presero il mantello,

se lo misero tutti e due

sulle spalle

e, camminando a ritroso,

coprirono il padre scoperto;

avendo rivolto

la faccia indietro,

non videro il padre scoperto.

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grafica:

Yossi Hayùt – viticoltore Adir Winery Golan, Israele

Noè, appena uscito dall’arca, la prima cosa che fa è piantare una vigna. Il vino è molto centrale nell’ebraismo. Nel Tempio di Gerusalemme durante il rito sacrificale si utilizzava il vino. Il vino ci accompagna nello Shabbat, nella santificazione del matrimonio, nel rito della circoncisione. Il vino ha una benedizione tutta sua. Il frutto della vite è l’unico per il quale, dopo averlo spremuto, dovrò recitare una benedizione apposita.

Don Giovanni Cesare Pagazzi

“Noè è stato il primo uomo, secondo la Bibbia, a bere il vino e quindi non sapeva neppure gli effetti. E’ interessante però che il racconto mostri anche gli effetti dannosi e vergognosi che il vino, usato male, può avere. Nelle lettere di San Paolo c’è un avvertenza ai cristiani: non ubriacatevi. 

L’ubriacatura è un cedere la propria libertà a qualcosa che è diverso da me.” 

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Moshe Basson

“Bere vino non è vietato anche se, certe volte, bevendo il vino si sconfina in situazioni che sono anche un po’ in contrasto con la religione. Si fanno e si dicono cose che non sono proprio adatte ad un buon credente. Non per questo, tuttavia, ciò che il vino simboleggia nelle cerimonie religiose, deve estendersi alla vita normale di tutti i giorni.” 

Shlomo Tall

“Il vino può distruggere le famiglie oppure può costruire le famiglie. Per cui quando beviamo il vino dobbiamo sempre domandarci: dove la conduco questa cosa? Verso la vita o verso la morte? E allora tutti rispondono e benedicono e dicono : verso la vita!” 

Yossi Havut

Il vino ha due “pesi” nell’ebraismo: da un canto rallegra, com’è scritto nei Salmi “il vino allieta il cuore dell’uomo”. Ma d’altro canto, se se ne beve troppo, può anche violare la sacralità. Il vino può provocare all’uomo la perdita del controllo.  

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 Roberto

IL CANTICO DEI CANTICI, IL PIÙ NOTO POEMA D’AMORE DELLA STORIA.

IL CANTICO PER ECCELLENZA.

UN DIALOGO TRA DUE AMANTI CHE SIMBOLEGGIANO L’AMORE UMANO IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.

Grafica e voce speaker:

Bibbia, Cantico dei cantici 8, 1-2

Come vorrei che

tu fossi mio fratello,

Allattato al seno di mia madre!

Incontrandoti per strada

ti potrei baciare

Senza che altri mi disprezzi.

Ti condurrei, ti introdurrei

nella casa di mia madre:

Tu mi inizieresti

all’arte dell’amore.

Ti farei bere vino aromatico

E succo del mio melograno.

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Yossi Havut

Nel Cantico dei cantici il vino è menzionato nel contesto dell’amore tra il Popolo d’Israele e il Signore, paragonato all’amore tra uomo e donna. E quando l’uomo e la donna si ritrovano nella loro meravigliosa unione…questo è legato proprio alla vite. Diciamo: “innestando l’uva della vite con l’uva della vite si ottiene una cosa bella”, visto che la vite – come il Popolo d’Israele – è feconda e si riproduce. Come i grappoli che vediamo qui sulle piante.

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Shlomo Tall

“Quando durante il Kiddush, la benedizione della cena di Shabbat, abbiamo in mano un calice di vino, i cabbalisti dicono che bisogna alzare il vino dalla tavola e portarlo all’altezza del torace, del cuore. Questo per ricordare a noi stessi che l’opera pratica deve avere un’importanza in quanto espressione verso il cuore.” 

Moshe Basson

“A volte tutti noi credenti, ebrei o cristiani, prendiamo troppo seriamente alcune parole della Bibbia. 

…..

Io credo che il vino somigli per colore e per aspetto al sangue, 

tuttavia il paragone con il sangue rimane un paragone simbolico.” 

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Don Andrea Ciucci

Pensiamo al racconto di Cana, alla moltiplicazione del pane e del vino. Gesù abita, e utilizza, vive i segni del pane e del vino proprio perché il cibo è capace di parlare, dice qualcosa dell’animo umano, dell’esperienza umana.” 

Grafica e voce speaker:

Vangelo di Giovanni 2, 5-11

E Gesù disse loro:

«Riempite d’acqua le giare»;

e le riempirono fino all’orlo.

Disse loro di nuovo:

«Ora attingete e portatene

al maestro di tavola».

Ed essi gliene portarono.

E come ebbe assaggiato

l’acqua diventata vino,

il maestro di tavola,

che non sapeva di dove venisse

(ma lo sapevano i servi

che avevano attinto l’acqua),

chiamò lo sposo e gli disse

«Tutti servono

da principio

il vino buono

e, quando sono un pò brilli,

quello meno buono;

tu invece hai conservato

fino ad ora il vino buono».

Don Giovanni Cesare Pagazzi

“E’ interessante che nelle nozze di Cana, è il primo miracolo di Gesù raccontato nel Vangelo di Giovanni, Gesù si presenti come uno che garantisce il vino. Cioè come uno che non è concorrente al nostro piacere, non è invidioso della nostra gioia,  ma come uno che invece la promuove e intende custodirla.” 

Don Andrea Ciucci

All’esperienza del vino è associato il senso della festa, della gioia, dell’abbondanza

 ……. 

Certo come ogni altra cosa ha questa opacità: la gioia esultante del vino può trasformarsi in una ubriacatura disumanizzante . Ma questo vale per ogni cosa che facciamo. La nostra vita si gioca tra il vivere in modo umano o in modo subumano.” 

Roberto (fc)

Il vino: sacro e profano.

Chiama alla benedizione, spinge chi ne abusa alla perdizione.

Chiede un’autodisciplina.

Sapersi privare del vino e del cibo.

Il digiuno come liberazione dal consumismo, dall’egoismo, dal possesso.

Grafica e voce speaker:

Padri del deserto

è meglio bere vino con umiltà

che bere acqua con orgoglio.

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Don Giovanni Cesare Pagazzi

“C’è un modo anche di vivere la disciplina del digiuno con superbia: io sono capace di digiunare! E allora non hai capito niente del digiuno perché il digiuno pone l’attenzione non a te ma a chi con i tempi e i modi suoi, ti darà da mangiare.” 

Don Andrea Ciucci

“L’intenzione definisce i gesti dell’uomo. Tu puoi fare anche la cosa più semplice, più banale, bere un bicchiere d’acqua, ma se la tua intenzione, se quello che stai cercando, non è un gesto d’amore, 

……..

non serve perché alla fine l’uomo è chiamato ad amare.”

  

Don Giovanni Cesare Pagazzi

“Digiunare ha innanzi tutto una funzione di promemoria: ricordarmi che c’è gente che muore di fame e quanta fatica fa la gente che muore di fame.  

……

Al centro del Padre Nostro sta –dacci oggi il pane di oggi- Gesù si presenta come uno che chiede, e siccome chiede con educazione, aspetta. Il digiuno è un allenamento all’attesa.” 

 

 

 

 

Capitolo 4 – COME MANNA DAL CIELO

La storia si scrive , e si riscrive, con le domande che il presente pone al passato. Cambiano le domande in base alle esigenze del presente ed ecco che sentiamo la necessità di una nuova narrazione storica. La domanda  “come vivevano ai tempi della Bibbia?” si è fatta più forte, anno dopo anno.  Il Parco Neot Kedumim,a pochi chilometri dall’aeroporto di Tel Aviv non dà solo delle risposte.  Fa di più. Fa vivere al visitatore una giornata storica, immerso nella vegetazione della Bibbia, dagli ulivi imponenti ai maestosi filari di vite, fino alle più umili erbe usate per insaporire i piatti. (le foto sono di Marina Ortona)  

 

Capitolo 4

CARMEL

———–immagini del parco biblico Neot Kedumim   

grafica: Neot Kedumim – parco biblico, Israele

Roberto (fc)

A pochi chilometri da Gerusalemme è sorto un parco specializzato nel coltivare piante, erbe ed alberi citati nella Bibbia. Prima era un vasto deserto di rocce, ora è il parco biblico Neot Kedumim.

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grafica: Tova Dikstein – Israele, Neot Kedumim – Professoressa, studiosa flora biblica 

“Fino al periodo del Secondo Tempio e nei tempi della Bibbia la macinazione è compito della donna, perché è un po’ umiliante per l’uomo macinare con la macina a mano. La macinazione con la macina a mano è… è un movimento molto femminile. 

La  macina dei tempi della Bibbia era una macina detta “a sella”, che si usa mettendosi in ginocchio di fronte alla macina, in questo modo, fai così tutto il tempo. Un movimento….. un po’ femminile, e un po’ sensuale, e per un uomo – umiliante. 

IMG_8682C’è un racconto nella Bibbia:  quando i filistei vollero umiliare Sansone, gli diedero da macinare con la macina. Ma non come si pensa, una macina da frantoio, che è una cosa pesante, no, al contrario, gli diedero un compito da….. da donna.”  

Grafica e voce speaker:

Bibbia, Levitico 23, 22

Quando mieterete la raccolta

della vostra terra,

non mieterai

fino all’ultimo canto

il tuo campo,

e non raccoglierai

ciò che resta da spigolare

della tua raccolta;

lo lascerai per il povero

e per il forestiero.

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Roberto

IN PUGLIA È STATA RISCOPERTA UNA ANTICA TRADIZIONE.

VIENE PRODOTTA UNA PASTA CON LA FARINA DI GRANO ARSO. UNA FARINA CHE SECOLI FA SI OTTENEVA MACINANDO A PIETRA I CHICCHI DI GRANO RIMASTI A TERRA DOPO LA MIETITURA E LA BRUCIATURA DELLE STOPPIE.

IMG_8688Il PROPRIETARIO DELLE TERRE CONCEDEVA AI SUOI BRACCIANTI LA RACCOLTA DI QUEI CHICCHI BRUCIATI DI GRANO.  GRANO ARSO.

Il GRANO ARSO VIENE PIÙ VOLTE CITATO NELLA BIBBIA.

Grafica e voce speaker:

Bibbia, 1 Samuele 17, 17-19

Ora Iesse disse a Davide suo figlio:

«Prendi su per i tuoi fratelli

questa misura di grano tostato

e questi dieci pani e portali in fretta

ai tuoi fratelli nell’accampamento.

Al capo di migliaia porterai invece

queste dieci forme di cacio.

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Tova Dikstein

Dopo Pesach soffiano i venti khamsin, venti caldi che arrivano dal Sahara, e anche piove. E’ una stagione un po’ pazza. I contadini temendo che il vento caldo del deserto rovinasse il grano, lo mietevano, lo tostavano e così lo conservavano come scorta di emergenza per un anno intero. Questo nella Bibbia è denominato Carmel.” 

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Roberto

CARMEL, UN TERMINE BIBLICO, LEGATO AL GRANO.

ANCHE NEL CATTOLICESIMO LA FESTA DELLA MADONNA DEL CARMELO È IL 16 LUGLIO E SEGNA LA FINE DELLA TREBBIATURA.

NELLA LINGUA EBRAICA, UNO DEI SIGNIFICATI DELLA PAROLA CARMEL È SEMI DI CEREALI TOSTATI, GRANO ABBRUSTOLITO.

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Don Ciucci

“Noi viviamo, siamo frutto di una tradizione. ……………..

Quindi è anche bello pensare alla tradizione di un grano che ha tremila anni, che poi si è associato ad un’esperienza di un altro tipo, ad un altro luogo, ad un altro contesto, e portando quello che porta, un colore, un sapore, una storia, è capace di sostenere la vita delle persone di oggi.” 

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grafica:

Shlomo Tall – Tzfat Safed

studioso della Cabbalà

“Il Talmud dice che il neonato non sa nominare mamma e papà finché non assaggia i cereali. Anche l’albero della conoscenza del bene e del male, c’è chi sostiene che si trattasse di un cereale.  

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—————–cambio musica

 

 

 

Capitolo 3 // COME MANNA DAL CIELO

 

“COME MANNA DAL CIELO” nasce come opera di dialogo. Mondo ebraico e mondo cristiano condividono il Libro. La Bibbia. Una condivisione non semplice, poco praticata. Ignota a molti nel mondo cattolico. Bisognava essere semplici nel comunicare, comprensibili da tutti, una presa immediata come viene richiesto nel linguaggio televisivo delle reti generaliste, specialmente della prima. Ad un tempo era necessario il massimo rispetto delle due religioni, senza nessuna sopraffazione, nessun prevaricamento. Un dialogo tra due logos che si riconoscono con pari diritti. Abbiamo tentato di passare attraverso il cibo, nei suoi significati simbolici e nella sua funzione pratica di nutrimento. Il pane era una tappa fondamentale. 

 

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 Capitolo 3

BET  LEHEM

CASA DEL PANE

—————immagini ed effetti del villaggio biblico

Grafica: villaggio biblico

Kfar Kedem, Israele

Roberto (fc)

In Galilea, a pochi chilometri da Nazareth e dal lago di Tiberiade, gli abitanti del kibbutz Kfar Kedem hanno ricostruito un villaggio biblico. I bambini, e i grandi con loro, possono possono vedere e rivivere scene dei tempi della Bibbia, le colombe di Noè, gli asini per viaggiare, il pane azzimo di Mosè.

Grafica: Menahem Goldberg

Israele – Kfar Kedem villaggio biblico

“Ora ho qui del grano. Fate attenzione, incomincio a macinare e da qui tra poco usciranno dei semi macinati. 

……

“Ora facciamo il rito del prelevamento della challà, del pane.  Lo facciamo senza la benedizione perché ora vogliamo solo insegnare. Ecco, Ruth, prendi un pezzetto e gettalo nel fuoco e mentre lo getti devi dire: questa è challà!  È pane!”

…..

“Durante l’esodo dall’Egitto non avevano lievito, non avevano tempo, e IMG_8884quindi fecero questo pane molto in fretta.”

———

————-immagini ed effetti cena di Shabbat – accensione candela 

grafica: Shlomo Tall – Tzfat Safed

studioso della Cabbalà

“Noi che studiamo la Cabbalà capiamo che per ogni cosa materiale è come se ci fosse un software spirituale che la proietta su uno schermo.

Così ogni frutto, ogni albero, ha praticamente un significato spirituale. 

……..

L’olio non viene usato solo come alimento ma anche per accendere una candela, e quindi si riferisce ad una forza spirituale suprema che congiunge il mondo superiore con quello inferiore.”IMG_9130

grafica: Bruno Ascarelli – avvocato – Tel Aviv  

Nel giorno sesto furono compiuti il cielo 

e la terra e tutto ciò che è in essi. 

Iddio, avendo terminata nel giorno settimo

l’opera che aveva fatto, 

smise nel settimo giorno 

tutta l’opera che aveva compiuto.

Iddio benedisse il settimo giorno 

e lo santificò, poiché in questo terminò

l’opera che aveva compiuto.

Col permesso dei presenti 

Tutti rispondono “lechaim” 

Sia per la vita

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Roberto (fc)

Spezzare il pane, mangiare tutti da un unico pane.

Così comincia la cena del venerdì sera, la cena di Shabbath.

————–musica effetti e immagini: dalla scena di Shabbah in cui si spezza il pane si va all’impasto e cottura della challà

grafica: Marina Ortona 

“Si prende una porzione della challà per ricordare che la challà veniva data ai kohanim, ai sacerdoti servitori del Signore.

Oggi  l’impasto preso così viene bruciato e si pronuncia una benedizione, una beracah 

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“ Perché preleviamo una parte di challà se poi viene bruciata? Perché il popolo ebraico ama ricordare e noi dobbiamo ricordare e noi dobbiamo ricordarci che tutto quello che abbiamo sulla terra ci viene donato.” 

———–camera car tra gli olivi del parco

grafica: Tova Dikstein – studiosa flora biblica

Israele, Parco Neot Kedumim

“il pane era il cibo principale dell’uomo e a volte aveva solo pane.  

far uscire il pane dalla terra è la lotta per la sopravvivenza dell’uomo. La Torà nella Genesi recita: col il sudore del tuo volto mangerai il pane. E’ un lavoro estremamente arduo, ed è il motivo per cui il pane era sacro.”

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Roberto:

IN EBRAICO  LEHEM SIGNIFICA PANE.  BET SIGNIFICA CASA.

BET LEHEM.

BETLEMME VIENE DALL’EBRAICO BET LEHEM, OVVERO LA CASA DEL PANE.

MOLTE VOLTE GESU’ AVEVA VISTO SUA MADRE E LE DONNE DI BETLEMME FARE IL PANE.

Tova Dikstein

Nei tempi antichi, la maggior parte delle mansioni casalinghe erano di competenza delle donne. 

…….

Nella Mishnà, le leggi della tradizione ebraica, c’è un trattato che elenca i doveri della donna. 

……

cuoce, fa il bucato, attinge l’acqua, fila  la lana. Ma per primo compito, macina il grano, prepara la farina.” 

Grafica: Rita Oldani – Monastir, Sardegna – Panificatrice

Questa arte di fare il pane era detenuta principalmente dalle donne che avevano il compito di impastare durante la notte tutto il pane per il fabbisogno della settimana.

Lo facevano le donne per non far faticare gli uomini che lavoravano  nei campi durante il giorno. E le donne stesse lo facevano di notte per avere più tempo durante il giorno per adempiere ai loro doveri nella casa di un contadino, di un massaio diceva mia nonna.” 

 

Don Cesare Pagazzi

“E’ storicamente accertato che i bambini e le bambine ebree venivano coinvolte nella preparazione del pane dalla mamma. Soprattutto il pane del sabato. Quindi è presumibile che Gesù abbia imparato proprio da Maria la ricetta, il gesto e il tempo di fare il pane.”

Grafica e voce speaker:

Vangelo di Matteo 13,33

Il regno dei cieli

è simile al lievito

che una donna

prese e mescolò

in tre misure di farina,

finché non fu tutta lievitata.

Rita Oldani

Il pane ha bisogno di attenzione, di tempo e di molta pazienza. Il pane ha bisogno di pazienza che noi dobbiamo avere per forza. 

….

Bisogna aspettare che lieviti e avere l’occhio per capire quando è lievitato abbastanza. Né troppo, né troppo poco.

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Don Cesare Pagazzi

Probabilmente quasi nessuno sa le dosi. Mentre in quella piccola parabola Gesù dimostra di sapere le dosi, perché parla di 3 misure di farina che devono essere associate al lievito. Quindi sapendo la ricetta, è probabile che Gesù sapesse anche fare il pane.”

Roberto:

E’ UNA RICETTA PRECISA. SE CONOSCESSIMO LA QUANTITA’ DI LIEVITO, POTREMMO FARE IL PANE CHE MANGIAVA GESU’.

Don Andrea Ciucci

“…ma credo che sia anche la volontà di Gesù che alla fine ha affidato la sua memoria ad un pezzo di pane e ad un calice di vino”

———–immagini effetti e musica, scena della comunione

Roberto (fc)

Spezzare il pane, mangiar tutti da un unico pane.

In chiesa quel pane è sacro.

È la comunione.

Don Ciucci

“ Credo che abbiamo perso …..legate ad un modo di intendere di fare la comunione, del non toccare del non masticare… una forma di assoluto rispetto della persona di Gesù….abbiamo perso molta della fisicità dell’Eucarestia. Io mi auguro che sempre più possiamo usare un pane azzimo che sia davvero pane  e non una specie di carta velina come quella cosa che usiamo oggi., che possiamo insegnare ai nostri ragazzi a masticare che non vuol dire né disprezzare né ridurre ad un chewing-gum  un gesto così importante, così come a bere dal calice del vino. Ne riguadagniamo in quella concretezza fisica del cibo che è la qualità che Gesù ha scelto in questi segni.” 

Rita Oldani

Il pane è esigente, perché il pane non deve essere bello. Il pane deve essere perfetto. E solitamente mia nonna diceva che se non era perfetto, si rifaceva. 

….

Credo che derivi dal Padre Nostro: dacci oggi il nostro pane quotidiano. Chiediamo a Dio di darci il pane e poi non possiamo non averne cura. 

Roberto (fc)

Per generazioni e generazioni, i genitori hanno insegnato ai figli a rispettare il pane, a raccoglierlo quando ne trovano un pezzo per terra, a non sprecarlo, a mangiare persino le briciole.

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Grafica

Rita Oldani – panificatrice – Sardegna, Monastir

Se cadeva un pezzo di pane a terra, c’è lo facevano raccogliere, baciarlo e farci il segno della croce. E dopo lo dovevi mangiare. Non si poteva buttare. La maestra alle elementari ci aveva fatto leggere una storia di una bambina che calpestò un pezzo di pane e il piede l’aveva trascinata fino all’inferno. Io non me lo sono dimenticata mai. 

Grafica e voce speaker:

Bibbia, Isaia 58, 9-10

Se toglierai di mezzo a te

l’oppressione,

il puntare il dito

e il parlare empio,

se offrirai il pane all’affamato,

se sazierai chi è digiuno,

allora brillerà fra le tenebre

la tua luce,

la tua tenebra

sarà come il meriggio.

Rita Oldani

Il pane fa convivio. Il pane è mangiare. Mangiare non significa soltanto nutrirsi ma anche ritrovarsi tutti insieme. Questa è la magia del pane. 

Roberto (fc)

La casa è il fuoco, il focolare. La casa è il pane.

Se manca il pane da spezzare significa che quella casa, quella famiglia, quella società è nel tempo del lutto e della disgrazia.

——–immagini ed effetti, preghiere notturne al muro occidentale, Gerusalemme

grafica:

Gerusalemme, Muro Occidentale

preghiere del 9 di Av

grafica:

Sara Bensadoun – praticante avvocato – Tel Aviv

Tisha BeAv, il 9 del mese di Av, rappresenta la distruzione del Primo e del Secondo Tempio. È scritto che ogni individuo di Israele, nella propria generazione, deve ricordare la grande tragedia della distruzione dei Templi. È uno dei quattro giorni di digiuno che abbiamo. Osserviamo una serie di usanze di lutto. 

……..

In questo giorno di digiuno siamo tenuti a non bere e a non mangiare, per un giorno intero, dall’inizio fino alla fine. 

Grafica e voce speaker:

Bibbia, Lamentazioni di Geremia 4, 4

La lingua del lattante

si è attaccata

al tetto della sua bocca

per la sete;

i bambini chiedono pane,

e non v’è

chi lo spezzi per loro.

Don Pagazzi

“Puoi anche avere il pane da mangiare ma se non hai qualcuno con cui spezzarlo anche il pane  è un po’ una sfortuna. Si può mangiare anche in maniera triste. E si può, paradossalmente, provare piacere di tutti i tipi, anche in maniera triste, quando appunto quel bisogno onorato, quel piacere  provato dal bisogno onorato, lo uso soltanto per me e non per legarmi.” 

——————————-cambio musica 

Capitolo 2/10 COME MANNA DAL CIELO

“COME MANNA DAL CIELO” ha realizzato uno share del 9,6% con un milione di telespettatori, risultando il programma più visto nella seconda serata tra tutte le reti italiane. Un ottimo risultato. Un ringraziamento speciale per la consulenza va a Angela Polacco e Federico Ascarelli. Un altro speciale ringraziamento al Ministero del Turismo Israeliano.

Ecco il secondo capitolo dello script. Le foto sono di Marina Ortona

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Capitolo 2

PER UN PIATTO DI LENTICCHIE

——–immagini di Gerusalemme 

Grafica: Gerusalemme

Don Cesare Pagazzi

“Noi siamo venuti al mondo e siamo stati accolti da due braccia che ci hanno abbracciato e da un  corpo che ci ha allattato, che ci ha nutrito. Legame affetto, nutrimento, sono due cose che vanno assieme e in genere quando non funziona l’uno, non funziona neanche l’altro.” 

————-immagini mercato di Gerusalemme 

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Grafica: Gerusalemme

mercato Mahanè Jehuda

Grafica: Yehudit Jehezkel – cuoca – Gerusalemme

“Io compro lenticchie rosse al mercato di Mahane Yehuda. Le sciacquo in acqua fredda 3 o 4 volte. Quando iniziano a bollire il rosso diventa giallo e a quel punto aggiungo le spezie. Metto anche del sale. Questa spezia si chiama curcuma…copro la pentola e la lascio bollire.” 

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Grafica e voce speaker:

Bibbia – Genesi 25, 29-34

Una volta Giacobbe

aveva cotto una minestra;

Esaù arrivò dalla campagna

ed era sfinito.

Disse a Giacobbe:

“Lasciami mangiare un po’

di questa minestra rossa,

perché io sono sfinito.”

 Roberto: (da Gerusalemme)

UNO DEI PIATTI PIÙ FAMOSI DELLA BIBBIA È IN REALTÀ UN PIATTO POVERO, UN PIATTO DI LENTICCHIE, PER LA PRECISIONE SI TRATTA DI LENTICCHIE ROSSE.

ANCORA OGGI SI USA DIRE: TI SEI VENDUTO TUTTO, TI SEI GIOCATO TUTTO PER UN PIATTO DI LENTICCHIE.

ESAÚ E GIACOBBE SONO FRATELLI GEMELLI, SONO FIGLI DI ISACCO, FIGLIO DI ABRAMO. GEMELLI SÌ, MA IL PRIMO NATO È ESAÙ.

IMG_8412ESAÙ HA TUTTI I DIRITTI DELLA PRIMOGENITURA.

Grafica e voce speaker:

Bibbia – Genesi 25, 29-34

Giacobbe disse:

“Vendimi subito la tua primogenitura.”

Rispose Esaù:

“Ecco, sto morendo:

a che mi serve allora

la primogenitura?”

Giacobbe allora disse:

“Giuramelo subito.”

Quegli giurò e vendette

la primogenitura a Giacobbe.

Giacobbe diede a Esaù il pane

e la minestra di lenticchie;

questi mangiò e bevve,

poi si alzò e se andò.

A tal punto Esaù

aveva disprezzato la primogenitura.

grafica: Moshe Basson – Gerusalemme – cuoco – specialista in cucina biblica 

“E’ una lunga storia. Anche io preparo questa zuppa di lenticchie rosse. Una volta cotta però le lenticchie diventano gialle. Non sono più rosse. Molti clienti se la prendono con me: Moshe, tu ci hai imbrogliato! 

———-(immagini e effetti, Basson cucina, poi ricomincia a parlare) 

Diversi studiosi si chiedono come mai questa zuppa descritta come rossa, poi una volta cucinata non è più rossa. Escludono che la Bibbia possa contenere errori. Ogni parola ha il suo preciso significato. 

Esaù pretese da Giacobbe di avere subito la zuppa, quando non era ancora del tutto cotta e non aveva ancora cambiato colore. 

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Don Cesare Pagazzi

Non gli interessa il legame, la primogenitura, ma gli interessa il cibo, la fretta di alimentare, di onorare un bisogno. Ma non tenendo assieme questi elementi, Esaù perderà un bel po’ 

——–immagini e effetti, Yeudith mentre cucina

Yeudith Jehezkel – cuoca – Gerusalemme 

“Secondo me Esaù voleva semplicemente mangiare. Aveva fame e voleva del cibo.  Non pensava se quello che stava facendo era una cosa buona o cattiva. Gli mancava del cibo e quando vide le lenticchie era semplicemente affamato e mangiò. Non pensava che a questo.” 

Don Andrea Ciucci

Il desiderio nasce dalla pancia, nel senso più tecnico del termine, nasce dal profumo. L’acquolina in bocca nasce innanzi tutto per la vista e poi per l’odorato. Quel racconto ci mette davanti quanto è forte il desiderio e quanto sentiamo la debolezza del non riuscire neanche a dire:  no ma che sto facendo? ma è proporzionato?

   

Moshe Basson

“Sembra che Giacobbe avesse una sua ricetta segreta per realizzare questa famosa zuppa, ma noi la conosciamo, ed è proprio così che io oggi la preparo. 

Giacobbe, a parte, preparava, aglio, peperoncino, del coriandolo: il tutto soffritto in una bella quantità di olio d’oliva. Questo soffritto si deve aggiungere in ultimo alla zuppa di lenticchie ed è così che questa zuppa diventa irresistibile.” 

——————-Basson cucina—–cambio musica

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Capitolo 1/10 COME MANNA DAL CIELO

In viaggio verso Gerusalemme la principale preoccupazione era il vino. Nella Bibbia, nei Vangeli, sacro e profano, dalla benedizione alla perdizione, simbolo del sangue, strumento della festa, segno d’amore, nebbia sui sentimenti. Non era per niente semplice parlare del vino biblico in pochi minuti, sulla principale rete generalista italiana, al più largo pubblico possibile e senza perdere il contatto con i telespettatori, anzi conquistandone altri. Ne discutevamo mentre l’aereo ronzava sopra il mare e l’hostess proponeva, appunto, un bicchiere di vino israeliano per accompagnare il panino con formaggio e pomodoro. C’era ancora qualche giorno prima delle riprese nei vigneti e nelle cantine. Meglio. Serviva più tempo e, soprattutto, servivano interlocutori in grado di spiegare il vino nelle scritture con semplicità. Sul punto di partenza invece non c’erano dubbi. Tutti d’accordo. Bisognava cominciare dal più potente dei media, dal cinema e dalla televisione, dai film e dagli sceneggiati che raggiungono enormi platee. Passando in rassegna tutte le principali produzioni internazionali, non c’è modo di vedere santi, profeti o lo stesso Gesù sedersi a tavola e godersi un bel pasto in compagnia. Qualche pezzo di pane compare, sì, ma per un boccone, massimo due, non di più. Una carota, un bicchiere in mano può capitare di vederli, ma sempre per non più di un morso o di un sorso. I cattivi, invece…….vere e proprie abboffate, pasti pantagruelici, sempre a tavola a gozzovigliare. Ma perché?

Questo è lo script di “Come manna dal cielo”, capitolo per capitolo. Le fotografie sono di Marina Ortona e in questo primo capitolo ci mostrano il grande chef, esperto nei piatti biblici, Moshe Basson e un’inquadratura del lago di Tiberiade. IMG_8158IMG_8162

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Musica e immagini———1′,30”

Grafica titoli—————–

COME MANNA DAL CIELO

di Roberto Olla

Con  la collaborazione di Paolo Carpi

Montaggio Valentina Fravili

Grafica Grazia Pietrasanta

Ricerche Giorgia Nobile

Fotografie di Marina Ortona

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Grafica:

Il cibo nella Bibbia e nei VangeliIMG_9373

Grafica:———in ogni capitolo per 12” – 15”  su immagini ad intarsioIMG_8266

Capitolo 1

I SANTI NON MANGIANO A HOLLYWOOD

——-selezione scene dai film

IL MESSIA – REGIA DI ROBERTO ROSSELLINI, 1975

GESU’ DI NAZARETH – REGIA DI FRANCO ZEFFIRELLI , 1977

SANSONE E DALILA – REGIA DI NICOLAS ROEG, 1996

MARIA DI NAZARETH – REGIA DI GIACOMO CAMPIOTTI, 2012

FRATELLO SOLE,SORELLA LUNA – REGIA DI FRANCO ZEFFIRELLI,1972

FRANCESCO D’ASSISI – REGIA DI LILIANA CAVANI,1966

FRANCESCO – REGIA DI LILIANA CAVANI, 1989

SAN PIETRO – REGIA DI GIULIO BASE, 2005

LA BIBBIA – REGIA DI JOHN HUSTON. 1966

UN BAMBINO DI NOME GESU’ – REGIA DI FRANCO ROSSI,1988

FRANCESCO,GIULLARE DI DIO – REGIA DI ROBERTO ROSSELLINI,1950

ATTI DEGLI APOSTOLI – REGIA DI ROBERTO ROSSELLINI, 1969

Roberto (fc)

È difficile nei film trovare scene in cui santi, profeti, lo stesso Gesù mangino.

Nel mondo del cinema, sceneggiatori, registi, scenografi, arrivano  talvolta, sia pur raramente, ad imbandire una tavola davanti alle cineprese, poi quando si dovrebbe cominciare a mangiare, nessuno mangia. Al massimo un piccolo pezzo di pane, una carota.

———————-scene da film in cui mangiano un boccone

Roberto (fc)

Spesso mentre il pubblico dovrebbe veder cominciare il pasto, la scena si interrompe. Pranzi e cene dove non si mangia. È un paradosso.

Grafica sottopancia:

Don Andrea Ciucci – Roma, Vaticano

scrittore, esperto nella cucina biblica

“I gesti più importanti e alcuni dei discorsi più grandi che Gesù ha fatto, li ha fatti a tavola e utilizzando il cibo. Quindi il paradosso aumenta se uno legge il testo biblico, dove si scopre che Gesù mangia, beve, frequenta la tavola, sta con i commensali, dice parole importanti e compie gesti importanti, quindi il paradosso è forte.”

——————-selezione scene da film

 

Roberto (fc)

I cattivi, quelli sì, mangiano e bevono, in continuazione, si abbuffano in veri e propri banchetti. I profeti, i santi, ad Hollywood non mangiano come se sceneggiatori e registi ritenessero sconveniente mostrarli mentre gustano un piatto e apprezzano la buona tavola in compagnia. Hollywood e il mondo del cinema si comportano come se il cibo contaminasse l’esperienza spirituale, religiosa.

 

Don Andrea Ciucci

“E’ il rischio di una riduzione spiritualista dell’esperienza religiosa.

Cioè tutto ciò che è religioso è spiritual…..ma nel senso più  evanescente e diafano possibile. Si parla di cose serie, di discorsi importanti, di gesti gravi, e come tale l’ambientazione domestico casalinga cuciniera apparentemente non s’addice. In realtà l’esperienza cristiana, l’esperienza che ci offre la Bibbia è esattamente il contrario.”

Grafica e voce speaker:

Bibbia – Isaia 25, 6-7

Il Signore degli eserciti preparerà

su questo monte

un banchetto di grasse vivande,

per tutti i popoli,

un banchetto di vini eccellenti,

di cibi succulenti,

di vini raffinati.

Egli strapperà su questo monte

il velo che copriva

la faccia di tutti i popoli

e la coltre che copriva

tutte le genti.

—————--selezione scene dai film

Roberto (fc)

Nonostante i cibi, i vini, le spezie, il sale, siano citati spesso nella  Bibbia e nei Vangeli, sembra che questo non sia fonte di ispirazione per il cinema.

Grafica e voce speaker:

Vangelo di Matteo 11, 18-19

È venuto Giovanni,

che non mangia e non beve,

e dicono: “È indemoniato”.

È venuto il Figlio dell’uomo,

che mangia e beve,

e dicono:

“Ecco, è un mangione e un beone,

un amico di pubblicani

e di peccatori”.

Ma la sapienza

è stata riconosciuta giusta

per le opere che essa compie».

Grafica sottopancia

Don Giovanni Cesare Pagazzi

scrittore – esperto nella cucina biblica

“Per fortuna nel Vangelo c’è anche una frase così e per fortuna Gesù ha detto una cosa del  genere. Io mi trovo a mio agio, come uomo, in un Dio che è così. Un Dio che è capace di digiunare ma che è capace di apprezzare il bene del mondo, il buono del mondo. Mangiare e bere significa apprezzare il bene che c’è nel mondo e mi piace che Dio sia così.”

 

Don Andrea Ciucci

“A livello più profondo c’è una questione teologica più seria e cioè il rischio che nella complessità della figura di Gesù, l’esperienza cristiana lo riconosce pienamente uomo e pienamente Dio, in realtà l’aspetto divino, e quindi noi automaticamente lo associamo a qualcosa che è disincarnato, spirituale, non legato alle passioni umane, e il cibo e una di queste,  prevale clamorosamente. In realtà, andando a rileggere la Scrittura si scopre come, è vero, il mistero di Dio si rivela perfettamente nella persona di Gesù, ma nella sua singolare umanità. Umanità che si esprime anche a tavola, mangiando, bevendo, anche digiunando che è un’altra cosa che Gesù fa.”

 

 

Erbil, un ospedale per ridare speranza

A Erbil in Iraq, si sta costruendo un ospedale, inteso come “casa di speranza”. Il vescovo della città ha chiesto aiuto per la realizzazione della struttura sanitaria. La comunità francescana di Assisi con la prossima edizione di “Nel nome del cuore” cercherà di dare una mano.